risarcimento danni

Una signora di Viterbo, nel novembre 2005, si è recata presso uno studio dentistico per una visita a seguito della quale la dottoressa ha ritenuto utile sottoporre la paziente a delle cure. A distanza di tempo visto che tali cure non avevano portato alcun beneficio ed anzi i sintomi erano peggiorati, la signora di Viterbo ha interrotto le visite.

Nel frattempo la signora aveva versato allo studio dentistico € 8.500 a fronte di un preventivo di spesa complessivo di € 12.970.

Nel novembre 2006 la signora di Viterbo si è sottoposta ad una visita medico legale che ha evidenziato la negligenza dei trattamenti medici subiti e l’inefficacia degli stessi, nonché un danno biologico accertato dal medico legale pari al 4%.

La signora di Viterbo ha quindi citato in giudizio la dottoressa dello studio dentistico che aveva effettuato le cure chiedendo l’accertamento della sua responsabilità, la restituzione delle somme versate e un risarcimento danni di € 17.000.

La dottoressa si è opposta e si è costituita in giudizio coinvolgendo anche la propria compagnia assicuratrice.

Anche la compagnia assicuratrice si è costituita in giudizio sostenendo che la polizza non era operativa poiché la dottoressa non aveva pagato il relativo premio.

Il Tribunale di Viterbo, con sentenza del 23 febbraio 2016, accoglie la richiesta della paziente, respinge la domanda di risarcimento dei danni e quella di corresponsabilità della compagnia assicuratrice  affermando che:

  • Con riferimento alla domanda di restituzione delle somme versate allo studio medico per le cure il Giudice ha ritenuto, da un lato, che sia legittima e, dall’altro, per correttezza, che venga decurtato dell’importo relativo a quanto dovuto per le prestazioni effettuate e per le quali si è tratto beneficio, basandosi su quanto indicato dal consulente tecnico del tribunale.
  • Con riferimento invece alla richiesta di risarcimento dei danni il Tribunale di Viterbo richiamando l’orientamento con il quale spetta a chi chiede il risarcimento provare il danno subito, non ha ritenuto sufficientemente provato che tale danno sia correlato all’inesatta esecuzione delle cure e pertanto ha respinto la domanda di risarcimento.
  • Infine ha respinto la domanda della dottoressa  di coinvolgere la compagnia assicurativa proprio in considerazione del fatto che è stata accolta la sola domanda di restituzione e non quella di risarcimento del danno.

Il Tribunale di Viterbo quindi ritiene che in caso di errore del dentista il paziente abbia diritto alla sola restituzione delle somme versate e alle cure e non anche al risarcimento del danno in assenza di idonea prova.

 

 

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