L’infedeltà nell’esercizio di funzioni pubbliche è una pratica certamente da censurare e prevenire non foss’altro per tentare di ripristinare il lussato rapporto tra cittadini e Stato sovrano. Nel contesto di un’ampia casistica, le forme di assenteismo (furbetti del cartellino) sembrano quelle prese più di mira dagli organi d’informazione.

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Basti pensare quante puntate sono state dedicate al tema da Giletti nel suo programma domenicale “L’Arena”. Ci sorge però spontanea una domanda: ma ciò che si chiede al dipendente della Pubblica Amministrazione è solo il rispetto delle timbrature? Diventa forse un dipendente modello solo chi timbra puntualmente la propria presenza senza nulla chiedere in ordine a ciò che fa ed a come lo fa (potenziale fannullone).

Il rischio che si sta correndo con queste trasmissioni a senso unico è di sviare l’opinione pubblica o, comunque, di distrarla da un problema altrettanto fondamentale: la produttività del dipendente pubblico. Nel patto che i cittadini hanno sottoscritto con lo Stato è scritto che in cambio della fiscalità generale lo Stato deve assicurare funzioni e servizi in coerenza con i principi di buon andamento dell’azione amministrativa.

Postulati di tale principio costituzionale sono l’efficacia, l’efficienza e la trasparenza. In sostanza al dipendente pubblico deve essere chiesto il conto non solo del carico di lavoro che ha assegnato ma anche della qualità attraverso la quale impregna le rispettive prestazioni. Quella che oggi più comunemente viene definita performance altro non è che un obiettivo che il dipendente pubblico deve assicurare, ognuno in proporzione al rispettivo livello di responsabilità che ha.

In tale contesto, assistere a trasmissioni televisive che si dedicano solo a pretendere il coretto uso della timbratura e non anche il rispetto della mission per la quale è remunerato il medesimo dipendente pubblico è fuorviante e poco pedagogico. Il messaggio che sta infatti passando è il solo rispetto della forma e non della sostanza.

Giletti, ma non solo lui, sembra più interessato a sapere che il dipendente pubblico timbri correttamente e non anche se quel dipendente pubblico non sia adeguatamente impegnato in mansioni utili per la collettività. Nessuno di questi giornalisti “d’attacco” sembra interessato a quegli istituti previsti dall’ordinamento per far funzionare meglio la Pubblica Amministrazione. Meritocrazia, performance, valutazione dei risultati, controlli interni ed esterni e responsabilità dirigenziali sembrano concetti non presenti nel vocabolario di questi giornalisti.

Qualcuno faccia sapere a Giletti che noi paghiamo le tasse, certamente anche per dialogare con dipendenti pubblici che ci piacerebbe trovare al proprio posto di lavoro, ma soprattutto per avere beni e servizi in grado di assicurare un decente livello qualitativo della propria vita sociale.

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3 COMMENTI

  1. La caccia alle streghe continua, come sempre si cerca qualcuno da colpire per gettare fumo negli occhi, per nascondere i veri problemi.
    Chi fa queste regole? Parlamentari che si presentano 3 giorni in un anno in aula, corrotti, iperpagati con pensioni d’oro……il bue che da del cornuto all’asino.
    Le iene, in una trasmissione , hanno fatto i nomi di questa brava gente! E loro? Sono finiti i tempi per gli statali disonesti e per i politici che dovrebbero dare l’esempio?
    Che schifo!

  2. Greco ha posto correttamente il problema, non i tanti pappagalli che hanno fatto muro contro la fiction mandata in onda dalla RAI qualche giorno addietro sul Sindaco pescatore. Non intendo polemizzare con nessuno, ma avrei preferito che qualcuno mi avesse interpellato, dal momento che sono ancora vivo e scrivo e pubblico, come tanti altri, per passione professionale. Dal 1970 mi sono posto sempre la domanda perché tanta indignazione contro la funzione pubblica. La risposta l’ho avuta nel tempo, durante il quale ho posto la mia vita a disposizione dei cittadini. La figura del segretario comunale é stata sempre perseguitata dal dilemma, ancora non risolto, che non era né carne e né pesce. Un collega che ora non c’é più scrisse negli anni 70, in difesa dei segretari comunali, brevi note su questi eroi sconosciuti. La ragione è facilmente rintracciabile nel sistema politico istituzionale, volto a dare spazio, talvolta abusato, alla politica legata alla rete di personaggi simboli di attrazione clientelare in tutto il territorio nazionale.. Se avevi idee diverse da quelle del” Simbolo” del posto, dovevi affrontare la situazione con la forza della tua cultura, per far comprendere che la legge è al di sopra dello Stato e che nessuno deve violarla. Non è stato facile perché oltre a dover affrontare il Personaggio di turno, mi sono spesso trovato a dover ” discutere” anche con la Prefettura la quale, come tutti sanno era chiamata a mantenere gli equilibri politico-istituzionali dei desiderata dall’Alto. I motivi erano la mia irriducibile derivazione politica che condizionava anche la carriera. L’impegno costante e la mia storia hanno bloccato anche i più timidi tentativi. Nessuno può prescindere dalle idee che ha, specialmente se queste sono il fondamento di una formazione giuridico culturale ancorata ai valori costituzionali .Non tutti hanno il coraggio di mettersi in gioco, molti preferiscono la tranquillità … Alcuni hanno preferito il ruolo, definito da qualcuno di don Abbondio, ma altri hanno scelto la via dell’esilio continuo o quella ancora più difficile della difesa del proprio ruolo sul posto, contro le minacce e le intimidazioni. Io ho scelto questa via e fortunatamente mi è andata bene! Mi sono trovato, come altri, di fronte a tanti comuni ridotti in condizioni disastrose. Guardiamoci negli occhi e diciamoci la verità, non era certamente colpa del politico se l’organizzazione dei servizi e delle funzioni facevano acqua da tutte le parti. Se oggi la categoria corre il rischio di mutare pelle, la decisione è certamente politica, ma veramente dobbiamo credere che il politico voglia eliminare la categoria dei segretari comunali perché sono un ostacolo ai progetti e programmi, perché questi vogliono imporre il rispetto della legge? Il tema merita una riflessione molto più profonda di quanto non sembri. Oggi questa figura è molto più richiesta dai cittadini, che vivono le conseguenze di un sistema sempre più lontano dalla comunità, con il diffuso sentimento della corruzione e della collusione. Oggi più che mai si avverte il bisogno della legalità e della trasparenza. Le polemiche favoriscono Renzi, la Compagna e gli amici di cordata. La ricerca del significato del termine ” fiction” è una puerilità che non svilisce la verità estratta con lavoro ed impegno di ore, di mesi e di anni, retribuito col solo parametro tabellare e di questo non si parla, mentre la comunità ha pagato anche per quella situazione in cui il Comune era stato ridotto. avv. gerardo spira

  3. Bla bla bla, cominciamo col rinnovare il contratto dei dipendenti pubblici fermo da 6 anni e poi parliamo di performance. Un rinnovo vero e non con l’elemosina sputata in faccia agli statali dal Governo in finanziaria.
    E poi siamo veramente sicuri che se il dipendente pubblico è improduttivo questa situazione non venga mantenuta perchè fa comodo a coloro i quali non si devono pestare i piedi?
    Mettiamo che l’Agenzia delle Entrate o la Polizia Stradale, solo per fare alcuni esempi, diventino di colpo efficientissimi e molto produttivi, secondo me sentiremmo subito il pianto di molti milioni di italiani contro lo Stato vessatore.

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