Accidenti a Bernhard Ten Brinke (senza offesa, così, per scherzare, eh)! Non fosse per il bravo olandese, ma anche, diciamo la verità, per quel cofano saltato via durante il prologo, Carlos Sainz sarebbe andato a mèta subito, già nel primo confronto cronometrato, sia pure brevissimo, della trentottesima Dakar. Finalmente, sei giorni dopo, Carlos Sainz ce l’ha fatta, e ha strappato quella vittoria che inseguiva dal primo giorno. La vittoria arriva nel giorno in cui la Dakar va al riposo, e suggella una prima settimana di gara delle Peugeot 2008 DKR perfetta, stupefacente e bella.

Vale la pena di riflettere sulla forza del desiderio di Carlos Sainz. Tutti lo conoscono come un combattente nato, purissima espressione dell’irriducibilità. Non più un ragazzino, ma con la stessa, inossidabile grinta del giovane rampante, il “Matador” si schiera sempre con un unico obiettivo, vincere. Anche adesso che ha cinquant’anni suonati e i galloni di due Mondiali WRC, la Coppa del Mondo Cross-Country Rally del 2009 e, eccoci, la vittoria della Dakar edizione 2010 nel meraviglioso palmares personale.

La tappa di oggi non era esattamente quella ideale per attaccare. Era molto lunga, e con una Prova Speciale di oltre 300 chilometri con tratti molto tecnici e infidi, dunque rischiosi per la meccanica, e un generale dissesto dei terreni attraversati, dovuto all’isterismo meteo del Niño, che ha massacrato i territori di Bolivia e Argentina. Inoltre era la tappa che chiudeva la prima settimana del Rally e portava la Carovana alla super meritata giornata di riposo di Salta. E tradizione vuole che l’ultima tappa prima del riposo non sia mai indolore.

Invece, i tre Equipaggi di punta del Team Peugeot Total ci hanno abituato ad una nuova linea tattica che ricorda molto da vicino l’epopea leggendaria delle Peugeot 205 e 405 Grand Raid, dominatrici assolute della scena alla fine degli anni ’80. È una strategia basata sullo sfiancare gli avversari imponendo tutto il proprio potenziale di competitività. La 2008 DKR ha dimostrato sin dalle prime batture della Dakar 2016 di non temere rivali sotto il profilo delle prestazioni, e man mano che i giorni passavano, anche i dubbi legittimi sull’affidabilità scomparivano lasciando il posto ad una serie di successi che, record dopo record, hanno configurato lo stato attuale del Potere Peugeot.

Peterhansel, vincitore della Uyuni-Uyuni, aveva l’ingrato compito di aprire la pista e di lasciare le tracce per i suoi “colleghi”. Era, per “Monsieur Dakar”, il giorno in cui si favoriscono gli avversari. Il confronto all’arma bianca, leggi 2008 DKR, era dunque limitato alle due Peugeot di Loeb e di Sainz. Alternativamente al comando della tappa, esattamene come ieri, le due Peugeot hanno staccato gli inseguitori, quasi a voler avere terreno sgombro per il duello finale.

A parità di bravura, la differenza l’ha fatta un pizzico di grinta in più per Carlos, e un’incertezza di navigazione del “giovane” Daniel Elena, navigatore storico di Loeb anch’egli al debutto alla Dakar. Il finale premia così la dedizione di Carlos Sainz al Progetto 2008 DKR di Bruno Famin, di cui è uno degli ispiratori tecnici, e la bravura dell’équipe. Non ultimo, suggella con una conclusione vincente, la serie ininterrotta di vittorie con cui le Peugeot vanno al riposo del… primo tempo della Dakar, fissata in sei vittorie di Speciale e nella leadership, ieri con tre Equipaggi in fila sul podio provvisorio, oggi con Loeb di nuovo al comando, Sainz all’inseguimento, e Peterhansel che lascia passare Nasser Al Attiyah. Ma diffidate della “gentilezza” di “Peter”. È solo una strategia collaudata, quella che ha caratterizzato gran parte delle vittorie che compongono il record del Fuoriclasse francese. da automoto.it

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