Chiuderà i battenti il 10 gennaio 2016 l’importante esposizione milanese “Giotto, l’Italia” a cura di Serena Romano e Pietro Petraroia, allestita a Palazzo Reale, che riunisce 14 opere su tavola del pittore fiorentino, mai esposte prima nella città lombarda.

Il percorso espositivo, sistemato in ordine cronologico, inizia con le opere giovanili realizzate negli ultimi anni del Duecento, tra cui la Madonna di San Giorgio alla Costa, per proseguire poi con il polittico dell’altare maggiore della Badia Fiorentina (restaurato nel 2009), attorno al quale sono ricomposti quattro frammenti degli affreschi che originariamente circondavano l’altare (tra cui il frammento con la bellissima Annunciazione già descritta da Vasari nelle Vite: “…in essa espresse vivamente la paura e lo spavento che nel salutarla Gabriello mise in Maria Vergine, la qual pare che tutta piena di grandissimo timore voglia mettersi in fuga”).

La fase padovana, dei primi anni del Trecento, è testimoniata dalla tavola lignea con Dio padre in trono che proviene dall’arco absidale della Cappella degli Scrovegni.  Altro momento importante nella carriera del maestro è quello romano, quando Giotto lavora per la committenza del cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi, testimoniato in mostra dal celebre Polittico Stefaneschi, realizzato nel 1320 circa per l’altare della Basilica di San Pietro in Vaticano (oggi conservato ai Musei Vaticani) su richiesta del cardinale che poi lo donò alla basilica petrina, e dal frammento di affresco con due teste di apostoli o santi, probabile unica testimonianza superstite degli affreschi che Giotto realizzò nell’abside della stessa basilica.

La fase finale dell’attività del maestro, poco prima del viaggio a Milano, è testimoniata dal Polittico Baroncelli (proveniente dalla chiesa di Santa Croce a Firenze), che in mostra si ricongiunge eccezionalmente con la sua cuspide conservata nel Museo di San Diego in California, e dal Polittico di Bologna.

È negli anni ’30 del Trecento, poco prima della morte nel 1337, che Giotto arriva a Milano con la sua bottega, chiamato da Azzone Visconti a realizzare probabilmente affreschi nel suo palazzo, l’attuale Palazzo Reale. Delle opere giottesche per Azzone non ci sono purtroppo pervenute testimonianze; la connessione più diretta con tale congiuntura artistica appare oggi la famosa Crocefissione di san Gottardo, staccata dalla base del campanile della chiesa (attigua al Palazzo Reale) e oggi conservata all’interno, probabilmente realizzata da Stefano Fiorentino (allievo di Giotto che lo seguì a Milano) assieme al figlio Tommaso detto Giottino. Attualmente l’affresco, la cui straordinaria qualità è ancora ben percepibile nonostante lo stato frammentario di conservazione, è meglio leggibile rispetto al passato grazie al recente restauro di Anna Lucchini e costituisce l’ideale completamento della mostra.


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