Recuperare lo 0,1% della maggiore indicizzazione della pensione che è stata concessa quest’anno, congiuntamente all’effettivo congelamento dell’inflazione del 2016, dal prossimo anno porterà ad un depauperamento medio degli assegni di circa 40 euro.

ASSEGNI PIU’ MAGRI PER I PENSIONATI DAL 2016

Un’iniziale batosta verrà incassata dai pensionati già a gennaio con la liquidazione del rateo, in considerazione dell’impoverimento medio, intorno ai 20 euro, degli assegni che delineerà un sorta di ‘riscossione’ una tantum per far tornare nelle casse dell’Inps quanto corrisposto indebitamente nel corso del 2015.


Gli ulteriori 20 euro verranno invece prelevati nell’arco del 2016 dal momento che proprio dal prossimo anno, raggiungendo il tasso di inflazione praticamente lo zero, l’effetto trascinante comporterà ripercussioni negative per tutto il 2016.

Complessivamente, gli assegni pensionistici subiranno una contrazione pari a circa 35-40 euro rispetto a quanto incassato nel 2015 in base alle rispettive classi di importo.

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La cattiva notizia, derivante dalla situazione economica stagnante in cui versano i consumi, dovrà essere tuttavia calibrata con il Decreto Legge 65/2015 che, dal 1° gennaio 2016, introduce un meccanismo perequativo più favorevole con riferimento, però, soltanto agli assegni che, nel corso del biennio 2012-2013, sono stati toccati dal blocco dell’indicizzazione della Legge Fornero, successivamente dichiarato illegittimo dalla Sentenza della Corte Costituzionale 70/2015.

Nello specifico, si parla quindi di quegli assegni pensionistici compresi tra le 3 e le 6 volte il trattamento minimo (ossia quelli compresi tra 1.450 e 2.800 euro lordi in riferimento ai valori del 2011). In pratica, gli stessi assegni che hanno assistito all’erogazione del cosiddetto “bonus Poletti” di circa 500 euro, lo scorso mese di agosto, i quali dal 2016 vedranno un ulteriore recupero, anche se sempre limitato, del potere d’acquisto perso negli anni precedenti.

I titolari di una pensione, precedentemente al 2013, di valore compreso tra le 3 e le 6 volte il trattamento minimo, beneficeranno in sostanza di un incremento dell’assegno tra i 40 e i 130 euro annui, assimilando di conseguenza le ripercussioni negative appena citate.

Dalla procedura sono, pertanto, lasciati fuori gli assegni di importo superiore a 6 volte il trattamento minimo (vale a dire circa 3.011 euro lordi mensili secondo il valore definitivo del 2015) dal momento che non sono toccati dal Decreto Legge 65/2015. In maniera analoga agli assegni inferiori a 3 volte il minimo, anch’essi quindi dovranno fare i conti con il recupero della differenza tra perequazione provvisoria e definitiva del 2015 (oltre che di tutti gli assegni liquidati successivamente al 2013 che non stati toccati dal blocco dell’indicizzazione).

Per tutto il 2016, quindi, per queste categorie di pensionati si prospettano assegni più magri rispetto a quelli attuali, partendo, inoltre, dal prossimo gennaio la cosiddetta ‘riscossione’ una tantum.


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