Il Consiglio direttivo della Bce taglia il tasso di interesse sui depositi di 10 punti base, dal -0,2 al -0,3%, “con effetto dal 9 dicembre 2015“: ne deriva che dalla prossima settimana, gli istituti saranno tenuti a pagare di più per lasciare la rispettiva liquidità collocata sui conti correnti della Banca Centrale Europea.

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Non vengono, invece, toccati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, quelle da cui deriva la maggior parte della liquidità all’Eurosistema, e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale, ossia quelle richieste dalle singole banche e della durata di una notte, che rimangono invariati rispettivamente allo 0,05% e allo 0,30%.


La decisione è stata presa per scoraggiare l’inazione e viceversa velocizzare la messa in circolo della moneta.

Tra gli strumenti messi in campo dalla Bce per sostenere la ripresa economica e quella dei prezzi, elencati ieri in conferenza stampa dal governatore Mario Draghi, oltre al taglio del tasso sui depositi nell’intento di forzare le banche a mettere soldi in circolo, c’è anche l’estensione del Quantitative easing (il piano d’acquisto di titoli) fino a marzo 2017. Draghi ha inoltre incluso negli acquisti anche titoli emessi da amministrazioni regionali e locali dell’area dell’euro.

COME CAMBIANO I TASSI?

Gran parte degli analisti puntava su un taglio dell’indice sui depositi, in sostanza quello applicato alle banche che parcheggiano liquidità presso la banca centrale, dall’attuale -0,20% a -0,30 o -0,40%. Questa volta Mario Draghi è andato incontro alle aspettative contraendo il tasso d’interesse a -0,30%: porre un obbligo nei confronti degli istituti di credito, costretti a pagare ancora di più per i depositi, infatti, dovrebbe aiutare a rimettere i soldi in circolo, rivitalizzando anche crescita ed inflazione.

QUANTITATIVE EASING: COSA CAMBIA?

Sempre dalla Bce è giunto poi l’annuncio della prevista estensione del Quantitative easing: il programma di acquisti dei titoli privati e pubblici, fino a marzo 2017. L’intento, anche in questo caso, coincide con la volontà di riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo fissato al 2%. Nel frattempo, le stime sull’inflazione sono state riviste al ribasso e rispettivamente all’1% per il 2016 (dal precedente 1,1% stimato a settembre) e all’1,6% per il 2017 (da 1,7%).

L’estensione del piano va dal mese di settembre 2016 a marzo 2017, anche in considerazione degli ultimi dati, negativi, sullo sviluppo dell’inflazione. “Le ultime rilevazioni sull’inflazione – ha dichiarato Neil Murray di Aberdeen – non hanno di certo portato il sorriso al presidente Draghi. Il dato, infatti, è nuovamente retrocesso in territorio negativo a settembre e, con il prodotto interno lordo appena sopra il massimo pre-crisi, è tornato a materializzarsi il timore che l’Europa cada in deflazione”.

QUALI ALTRI RITOCCHI?

Sono stati annunciati da Mario Draghi anche altri ritocchi al Qe: la Bce, ha fatto sapere il governatore, reinvestirà il rimborso dei titoli acquistati sotto il programma, quando scadranno, “finché ciò sarà necessario”. Il piano potrà anche acquistare titoli dell’Eurozona emessi da entità regionali e locali, mentre, infine, la Bce continuerà a garantire illimitata liquidità, a tasso fisso per tutto il 2017.

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