E’ ufficiale, a partire da lunedì tutti i nuovi veicoli vengono immatricolati usufruendo della versione digitale del certificato di conformità.

Si tratta del Coc, ossia il documento attestante la rispondenza al prototipo omologato, che è utile anche come documento di garanzia sui pagamenti dei concessionari nei confronti delle case costruttrici.

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Già dieci anni fa iniziava la digitalizzazione del Coc attraverso la dematerializzazione della dichiarazione di immatricolazione, l’atto amministrativo che affianca questo documento tecnico. Da lunedì l’esportazione su internet dei dati necessari ai fini dell’immatricolazione è stata completata.

Si tratta di un primato da parte del nostro Paese che è il primo tra gli Stati Ue ad aver raggiunto tale traguardo. Ad un segnale positivo, tuttavia, se ne affianca un altro che rivela una delle peggiori situazioni in Europa sotto il profilo delle cosiddette “auto fantasma”.

E’ l’Italia, infatti, a registrare il primato negativo delle vetture radiate per esportazione (circa 2 milioni solo negli ultimi 4 anni) allo scopo di beneficiare di vantaggi fiscali (come ad esempio non pagare il bollo), di evitare il pagamento delle contravvenzioni , così come gli obblighi assicurativi della rc-auto.

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Si tratta di un buon 30% di autovetture che non vengono regolarmente iscritte nei registri dello Stato di destinazione, facendo in modo che le autorità italiane ne perdano le tracce. Mentre alcune di esse continuano a circolare nel territorio italiano con l’apposizione di targhe “temporanee” straniere, sfuggendo in questo modo agli obblighi tributari (superbollo;  tassa auto) e civili (multe; redditometro), la maggior parte di queste “vetture fantasma” viene demolita o letteralmente sezionata oltre confine, ingrossando così le cifre del mercato nero dei ricambi.

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