Ancora polemiche sulla cancellazione della Tasi. Sull’abolizione della tassa sulla prima casa, infatti, ha sollevato dubbi la Corte dei Conti motivando le critiche sul fatto che la manovra potrebbe comportare impatti negativi sui bilanci di molti Comuni.

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Una delle voci più scettiche su quello che rappresenta uno degli snodi principali della legge di Stabilità 2016 (VAI AL TESTO) è il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, che in audizione alle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato ha sottolineato come l’assetto del fisco locale, così come delineato dal nuovo ddl di Stabilità, rischia di creare forti “distorsioni” non soltanto per via del meccanismo dei rimborsi Tasi che avvantaggerà chi è stato più tassato nel biennio 2014-2015, ma anche per la decisione di congelare per il 2016 l’aumento dei tributi e delle addizionali.


Una sospensione questa che, secondo i giudici contabili, implicando talmente tante eccezioni finirà col creare “un panorama fortemente differenziato del fisco” su tutto il territorio nazionale. Saranno infatti esclusi dal blocco, oltre alle 8 Regioni in deficit sanitario, gli enti locali in stato di dissesto e predissesto e tutti i Comuni con riferimento, però, soltanto all’imposta sui rifiuti (Tari).

Chiede una marcia indietro da parte dell’Esecutivo sulle disposizioni introdotte in materia di fisco locale anche Confedilizia secondo cui il mantenimento di Tasi e Imu sugli immobili di categoria A1, A8 e A9 è un’opzione che prescinde dalle sperequazioni di inquadramento catastale che invece emergono dal territorio, e richiede anche la detassazione per le abitazioni destinate all’affitto.

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Un’ulteriore ipotesi correttiva alla legge di Stabilità sembra, tuttavia, farsi largo. Come annunciato ieri da Federica Chiavaroli (Ap), una delle relatrici della manovra al Senato sembra, infatti, che gli italiani non dovranno pagare Tasi e Imu non soltanto sulla prima casa, ma anche sulla seconda a condizione però che  vadano a vivere, in comodato, nell’immobile in oggetto parenti di primo grado, vale a dire figli e genitori.

Con la previsione di estendere il blocco al pagamento delle imposte previste anche sulle abitazioni date in comodato d’uso a figli e genitori, il Governo punta a tornare a ricomprendere nel concetto di prima abitazione, così come avveniva in passato, anche la casa affidata ai parenti più stretti (quelli di primo grado). L’operazione, ha fatto sapere l’Istat, dovrebbe riguardare circa l’8% degli italiani. Altra modifica papabile al vaglio di Governo e maggioranza riguarda poi l’eventuale introduzione di agevolazioni per chi dà in affitto una casa “a canone concordato”.

Sono diverse le variazioni al ddl  che sembrano prospettarsi come concrete possibilità: dall’immissione di un credito d’imposta per investimenti che agevolino le Regioni del Mezzogiorno, all’innalzamento dello sgravio dal pagamento dei contributi per i neo assunti dal 40%, attualmente previsto dal testo, ad almeno l’80%. Si prospettano, poi, ulteriori misure in materia di famiglia e povertà, il ritorno al pagamento del canone Rai in bolletta mediante versamenti rateali e infine l’eventuale ripristino della soglia dei 1.000 euro per l’utilizzo del contante limitatamente al money transfer.

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