Mentre prosegue l’iter della riforma delle classi di concorso, è arrivato l’assenso del Consiglio di Stato che però pretende di sapere dal Miur quale sarà il destino delle posizioni dei docenti già inseriti nelle graduatorie vigenti, al momento dell’entrata in vigore delle ultime disposizioni.

L’iter del rinnovo delle classi di concorso è iniziato lo scorso luglio con la lettura del provvedimento in Consiglio dei Ministri. In programma resta ancora il passaggio nelle Commissioni Istruzione e Lavoro di Camera e Senato, per poi approdare alla definitiva lettura in Consiglio dei Ministri.

Un tempo, dunque, che non sembra conciliabile con la pubblicazione del bando del nuovo concorso a cattedra, che mette a disposizione circa 90mila posti, e che dovrà quindi essere ancora coordinato sulle classi stabilite dal dm n. 39/98. Non sono state predisposte classi di concorso specifiche per il sostegno, nonostante la legge 107/2015 (della Buona Scuola) prevede un opportuno concorso per tutti coloro che possiedono la specializzazione attinente all’ordine di scuola indicato.


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Sono state aggiunte 11 nuove classi di concorso per l’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, passando così ad 81 le classi di concorso complessivamente previste. Sono state aggiunte anche 2 nuove classi di concorso (Laboratorio di logistica e Laboratori di scienze e tecnologie della calzatura e della moda) attinenti posti per docenti di formazione tecnico-pratica.

Sebbene l’Amministrazione sottolinei come non verranno in alcun modo lesi i diritti dei docenti attualmente inseriti nelle graduatorie, estendendo a tutti la possibilità di insegnamento ma anche quella di avere titolo utile ai fini della partecipazione ai futuri concorsi a cattedra, le perplessità evidenziate dal Consiglio di Stato riguardano l’inadeguata garanzia della “salvaguardia delle posizioni e dei titoli acquisiti per effetto dei percorsi normativi sino ad ora in vigore, né di conseguenza le posizioni degli insegnanti attualmente inseriti nelle graduatorie”.

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Non viene fatto alcun riferimento, infatti, alla sorte futura delle posizioni dei docenti già inseriti in graduatorie valide al momento dell’entrata in vigore del provvedimento. Il benestare da parte del Consiglio di Stato si accompagna quindi ad un esplicito invito, nei confronti del Miur, a ristudiare alcuni passaggi, soprattutto con riferimento alle garanzie di salvaguardia degli insegnanti precari.


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