I motori ‘truccati’ di Volkswagen potrebbero provocare 60 morti premature negli Stati Uniti, contribuendo direttamente a 31 casi di bronchite cronica e a 34 ricoveri ospedalieri per problemi respiratori e cardiaci. E’ quanto emerge da uno studio americano del Mit di Boston e dell’università di Harvard pubblicato su ‘Environmental Research Letters’. I ricercatori hanno calcolato che la spesa sanitaria complessiva delle emissioni ammonta a 450 milioni di dollari. Steven Barrett, autore principale del lavoro e professore associato al Mit, afferma che i nuovi dati potranno aiutare gli enti regolatori a stimare meglio gli effetti delle azioni dell’azienda automobilistica tedesca.

La Volkswagen tra il 2008 e il 2015 ha venduto negli Usa oltre 482mila veicoli diesel con emissioni fino a 40 volte superiori a quelle previste dalla legge. Il ‘software-imbroglione’ che avrebbe dovuto misurare i livelli di inquinamento funzionava infatti solo durante i controlli. Per stimare gli effetti dell’eccesso di inquinamento gli scienziati hanno basato i loro calcoli sulle misure condotte dai ricercatori della West Virginia University, preparando 3 scenari. Quello attuale, in cui 482mila auto hanno già emesso quantità extra di gas tossici nell’atmosfera. Quello in cui la casa di produzione tedesca ritiri tutti i veicoli truccati entro la fine del 2016, e infine la possibilità che tutte le macchine in circolazione continuino a viaggiare senza essere sostituite dalla Volkswagen.


Se l’azienda automobilistica toglierà dal mercato americano tutte le auto danneggiate entro la fine del 2016, gli scienziati stimano che eviterà la morte con 10 o 20 anni di anticipo di 130 persone. “Se nessuno farà nulla, l’eccesso di emissioni ucciderà altre 140 persone. Tuttavia, due terzi di queste morti possono essere evitate se le auto saranno ritirate velocemente dal mercato, entro l’anno prossimo”, conclude Barrett. Secondo gli autori del lavoro questa scelta permetterebbe anche un risparmio di 840 milioni di dollari sui costi sanitari e sociali. da: www.adnkronos.com


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