Far nascere e sviluppare un nuovo marchio automobilistico è un’operazione titanica, che assorbe risorse enormi, proporzionali all’urgenza che si ha di conseguire il risultato. Come ben sanno Toyota e Nissan, che hanno tuttora il loro bel da fare per promuovere Lexus e Infiniti, specie in Europa. E questo vale anche quando si ha a disposizione un brand evocativo come DS. Il Gruppo PSA, prudentemente, non ha fretta di imporre il nuovo marchio premium e sta procedendo in modo pragmatico, ma non febbrile, nel prendere le distanze dal mondo Citroën d’origine.

Si alza e si dà arie da suv

A marzo è stato introdotto il nuovo family feeling frontale sulla DS5 e ora succede lo stesso per la DS4, mentre per la DS3, che è il modello DS più venduto (63% del totale), occorrerà attendere il 2016. Nel caso della DS4, però, c’è anche un ampliamento di gamma, perché accanto alla berlina, nata nel 2011, viene introdotta la variante «suvizzata» Crossback, con assetto rialzato di 30 mm, sovrastrutture nere di sapore fuoristradistico, cerchi neri, mancorrenti sul tetto e altri dettagli di minore portata. La trazione, però, resta solo anteriore.

Ampio ventaglio di prezzi

L’allestimento è unico e corrisponde a quello più completo previsto per la berlina, cioè lo Sport Chic, e, a parità di motorizzazione, la Crossback costa 1.300 euro in più. I prezzi partono da 22.600 euro per la berlina in configurazione base e da 27.500 per la Crossback, entrambe con il 1200 turbobenzina a tre cilindri da 130 cv e arrivano a superare allegramente i 32 mila euro.

Premium senza mezzi termini

I motori comuni, oltre al già citato 1.2, sono il 1.6 turbobenzina da 165 cv e, sul fronte diesel, che in Italia significherà oltre il 90% delle vendite, ci sono il 1.6 da 120 cv e il 2.0 da 181 cv. Ma la berlina, è disponibile anche con il 1.6 turbobenzina da 210 cv e con il 2.0 turbodiesel da 150 cv. Va da sé che in Italia sarà il turbodiesel da 120 cv ad essere preferito, il quale, abbinato all’allestimento intermedio So Chic della berlina, porta ad una cifra di 25.650 euro, mentre per la Sportback si sale a 29.250 euro. Cifre che fanno capire quanto l’approccio di DS al mercato premium sia rigoroso e senza scorciatoie, visto che i listini sono praticamente allineati a quelli alle regine della categoria: Audi A3, Bmw Serie 1, Mercedes Classe A e VW Golf.

Contenuti e finiture di sostanza

Muso e allestimento Crossback a parte, la DS4 non cambia nel suo concetto generale. Le dimensioni sono compatte (la lunghezza è di circa 4,3 metri), la linea è da coupé a quattro porte e l’abitabilità è ragionevole per quattro occupanti. Rimangono ovviamente le discusse porte posteriori con i cristalli fissi (ma il climatizzatore è di serie anche sull’allestimento base) e di dimensioni un po’ contenute, quindi l’accessibilità posteriore non è delle migliori. Una volta a bordo, però, la qualità della vita è ottima, le finiture sono sostanziose e gli allestimenti sono ricchi e possono diventare opulenti se si scelgono i rivestimenti integrali in pelle lavorati a mano (4.300 euro). In tema di connettività, si segnala l’adozione del protocollo Car Play (per la prima volta su una DS) che fa dialogare gli iPhone con il sistema di infotainment (per gli altri smartphone c’è comunque la funzione di mirroring).

Morbida la Crossback, reattiva la berlina

Come di consueto – purtroppo – alla presentazione internazionale erano presenti solo le motorizzazioni più performanti, di grande effetto, ma di scarsa importanza sul mercato. Le DS4 Sportback erano equipaggiate con il turbodiesel da 181 cv, disponibile solo con cambio automatico a 6 rapporti. Il motore è potente, silenzioso e pronto. Assicura prestazioni molto brillanti, ma l’assetto rialzato rende più percepibile il rollio e, soprattutto, lo sterzo perde una quota di sensibilità e richiede un po’ di abitudine. La trasmissione automatica è morbida e rapida il giusto (ma non velocissima) nella selezione. Sulle DS berlina, invece, c’era il turbobenzina da 210 cv accoppiato al cambio manuale a sei marce. In questo caso le prestazioni sono davvero brillanti, ma anche sfruttabili sempre, grazie alla coppia massima raggiungibile a regimi da diesel. L’assetto è più fermo e, soprattutto, lo sterzo dà confidenza e permette di godersi a fondo la generosità del motore (che però ha la voce un po’ alta già intorno ai 130 km/h) e la compostezza delle reazioni. Il risultato è una guida tanto facile e genuina, quanto divertente. da: www.corriere.it


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