La speranza di vita è diventata più alta, e dal momento che si vive di più bisogna anche lavorare più a lungo. Questo, il principio intrinseco al sistema pensionistico per mantenere in equilibrio i conti. Mentre le ipotesi al vaglio del Governo per rendere più flessibile l’accesso alla pensione sono ancora sul tavolo di lavoro, è fatto risaputo ormai che i requisiti, già rigidi, introdotti dalla riforma previdenziale di fine 2011 (Legge Fornero) subiranno, per l’anno prossimo, un inasprimento causato proprio dell’automatico adeguamento alla speranza di vita.

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Fatto altrettanto certo riguarda, inoltre, il costo della nuova flessibilità che molto probabilmente ricadrà sul lavoratore: chi sceglierà di andare in pensione anticipatamente rispetto al tempo previsto, infatti, riceverà un assegno inferiore. In tal senso, gli strumenti che si hanno a disposizione per valorizzare il maggior numero di anni utili a raggiungere i requisiti minimi e così accedere alla pensione, assumono sempre maggiore rilevanza.


Strumenti quali il riscatto, il cumulo, la ricongiunzione, la totalizzazione potrebbero tuttavia anch’essi presentare delle novità.

IL RISCATTO

Quest’ultimo permette di valorizzare periodi di tempo in cui non si sono versati contributi, sia a fini dei requisiti che dell’importo pensionistico. In questo senso, la circostanza più comune è quella concernente gli studi universitari: versando un importo infatti, che cresce al salire dell’età in cui si decide di riscattare, si fa un passo in avanti verso la pensione per un numero di anni che è pari alla durata del corso o dei corsi di studio. Risultano comunque ‘riscattabili’ anche i periodi di aspettativa per motivi famigliari o di studio, gli anni di lavoro all’estero in Paesi non convenzionati con il nostro, gli intervalli lavorativi tra un’occupazione e quella successiva, che sono propri delle attività discontinue.

Il riscatto, come anticipato, è un’operazione che dal punto di vista dei costi risulta più conveniente se fatta in età giovane. Nonostante ciò, se verrà introdotta la flessibilità in uscita che porterà con sé dei costi e sarà quindi a ‘pagamento’, chi è prossimo alla pensione dovrà valutare se la decisione di riscattare alcuni periodi possa rivelarsi più onerosa rispetto a quella di lasciare il lavoro prima dietro una decurtazione permanente dell’assegno previdenziale.

TOTALIZZAZIONE

Anche con la totalizzazione si possono sommare periodi di contributi che sono stati versati in diverse gestioni. E’ situazione piuttosto diffusa, infatti, quella che vede avvicendarsi periodi di lavoro presso il settore pubblico, in qualità ad esempio di dipendenti, a periodi nel settore privato fino a momenti in cui si decide di passare a lavorare in proprio. Simili circostanze, poi, capita spesso che si succedano con modalità differenti dando luogo a profili previdenziali peculiari e frammentati.

Mediante la totalizzazione, ad oggi, è possibile sommare tutti gli anni di contribuzione diversamente sparpagliati, per poter raggiungere i minimi richiesti. La pensione, tuttavia, di norma viene calcolata con il sistema contributivo.

CUMULO

Anch’esso permette di sommare periodi contributivi versati in differenti gestioni. Tuttavia, con il cumulo si raggiunge un simile risultato soltanto se non si sono raggiunti i requisiti minimi in nessuna delle gestioni che si vogliono andare a sommare. Ciascuna gestione, però, effettua il calcolo dell’assegno con il relativo sistema in base agli anni di contribuzione: può dunque accadere che al posto del metodo contributivo si possa utilizzare il più favorevole calcolo misto.

RICONGIUNZIONE

Tramite la ricongiunzione, infine, si conducono tutti i contributi in una sola ed unica gestione, di norma l’ultima dove si è effettuata l’iscrizione prima della pensione. Tale trasferimento, tuttavia, implica dei costi.

Attualmente, le tre operazioni (totalizzazione, cumulo e ricongiunzione), oltre a comportare correlati eventuali costi, non sempre permettono il trasferimento da una gestione all’altra di tutti i contributi. Ed è proprio qui che si potrebbe celare un’interessante novità introdotta dalla prossima legge di Stabilità: contenuta nelle cinque proposte presentate al Governo a inizio luglio dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, figura infatti una modifica normativa volta a unificare le pensioni di regimi diversi, compresa la gestione separata (dove, tra gli altri, versano anche i collaboratori e i professionisti senza albo), e senza oneri.

L’ipotesi, sebbene sia recentemente scivolata in secondo piano rispetto alle altre proposte allo studio dell’Esecutivo, non è stata ancora del tutto scartata venendo così a costituire un’ulteriore forma di flessibilità ‘indiretta’ che potrebbe rivelarsi utile, in certuni casi, ad andare in pensione in anticipo o con un assegno più consistente.

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4 COMMENTI

  1. fanno bene i giovani che vanno all’estero, l’italia non è degna di avere nuove risorse per sfruttarle. ragazzi andate a lavorare altrove, il rispetto sicuramente sarà maggiore che in questo paese di mmmm

  2. Un paese dove i vecchi lavorano ed i giovani sono disoccupati non ha futuro. I politici devono capire che dare la pensione a chi ha veramente lavorato è un atto di giustizia ed un esempio er le nuove generazioni. Non ci dobbiamo stupire se tra i giovani aumentano i suicidi. Il nostro sistema non dà loro spazio per costruirsi un futuro. Non dobbiamo stupirci se diminuiscono tragicamente le nascite. Come puoi mettere al mondo dei figli se non li puoi mantenere? La pensione è un atto di giustizia sociale.

  3. non c’e niente più da commentare,i nostri governanti guardano solo i conti e mantenimento dei loro privilegi facendo pagare solo e sempre i cittadini,non interessa quanto hai lavorato,che lavoro fai, usurante o non,per far quadrare i conti per chi ha lavorato 40 anni e anche di più puoi solo crepare,
    Ma il nostro presidente del consiglio “FACCIA DA PINGUINO”Speriamo che duri più poco altrimenti siamo sistemati.
    Un saluto particolare alla Sog.FORNERO che se scapicollasse.

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