Sembra riaccendersi la possibilità che anche la questione-pensioni possa trovare spazio, e dunque soluzione, nella Legge di Stabilità 2016. Il pronostico, auspicato dallo stesso premier Matteo Renzi, dovrà comunque tenere conto della struttura del nostro sistema previdenziale, senza aggiungere oneri alle casse pubbliche. Un primo confronto ci sarà, presumibilmente, il 24 settembre quando i ministri del Lavoro e dell’Economia, Poletti e Padoan, si incontreranno per l’esame programmato sul tema esodati.

La Legge di Stabilità per il prossimo anno potrebbe così inglobare due rilevanti manovre in materia previdenziale: da un lato, emerge la possibilità di una settima salvaguardia a tutela degli esodati rimasti esclusi dalle precedenti operazioni, dall’altro l’eventuale riapertura dei termini per l’Opzione donna. Si riapre così il capitolo relativo alla flessibilità dell’età pensionabile, che sembrava ormai definitavamente escluso dagli orizzonti della Legge di Stabilità 2016, rientrando tra gli argomenti che, con elevata probabilità, faranno parte dell’Agenda del Provvedimento la cui bozza dovrà essere presentata alle istituzioni europee entro il prossimo 15 ottobre. E’ stato il Presidente del Consiglio Renzi a ribadire la richiesta, da lui stesso inoltrata ai ministri dell’Economia e del Lavoro, di concordare un meccanismo in grado di consentire più flessibilità in uscita, sottolineando come un primo rimedio potesse già trovare sede nella Legge di Stabilità.

L’autorità da cui è arrivato l’auspicio fa balzare in alto le probabilità dell’intervento nel quadro delle alternative al vaglio, nonostante si riveli una prospettiva ancora delicata, considerate anche le tempistiche stringate dell’accoppiamento vincolo di bilancio/flessibilità in uscita. Premono dunque il piede sull’acceleratore i Ministeri competenti al fine di riuscire ad effettuare le analisi per una valutazione il più possibile meditata, tenendo ben presente la correlazione che strutturalmente esiste tra pensioni più flessibili e ripresa dell’occupazione giovanile, come sottolineato ieri dallo stesso Ministro Poletti.


Dato di fondo, al di là delle ipotesi sul tavolo di lavoro, è che il sistema imposto dalla riforma Fornero non va modificato in maniera strutturale, valutando anche il giudizio positivo che su di esso ha espresso Bruxelles chiamato a pronunciarsi anche sull’imminente Legge di Stabilità affinché ottenga via libera. Rimane il principio basilare, ribadito più volte dal ministro Padoan,  secondo cui “vanno legate le prestazioni pensionistiche alla durata del tempo di lavoro e all’aspettativa di vita”. Questo non implica, ha rassicurato Padoan, l’esclusione di eventuali interventi correttivi per tutti quei soggetti che, prossimi alla pensione, si ritrovano con prospettive occupazionali difficili. Si ribadisce, dunque, la necessità di valutare attentamente i costi per far quadrare gli equilibri della finanza pubblica. Lo stesso Renzi aveva infatti parlato di una soluzione plausibile, senza aggravi però per le casso dello Stato.

Potrebbe riaprirsi quindi la strada del calcolo contributivo dell’intera pensione che consentirebbe l’uscita anticipata, facendo tuttavia attenzione alla valutazione da parte del lavoratore in un confronto costi/benefici. Altra strada che torna ad essere percorribile è quella del prestito previdenziale con un piccolo anticipo sull’assegno (si parla di 700 euro al mese) da rendere attraverso mini rate a partire dal momento in cui decorre giuridicamente la quiescenza. Nella manovra di Stabilità 2016 potrebbero poi trovare spazio altri due interventi previdenziali: da un lato l’accreditata possibilità di una settima salvaguardia a beneficio di un nuovo “blocco” di esodati; dall’altro la rivalutazione dell’Opzione donna, cioè per le lavoratrici la condizione di andare in pensione dai 57 anni in poi, con l’assegno pensionistico calcolato però attraverso il sistema contributivo.

La linea più dura, basata su preoccupazioni di insufficiente copertura, circoscrive quest’ultima possibilità soltanto a chi ha maturato il diritto nel 2014, approdando quest’anno alla pensione. Il termine potrebbe allargarsi almeno al 2015, dicono i più fiduciosi, dando alle donne la possibilità di una flessibilità, se pur costosa, effettiva, visti anche gli inasprimenti futuri dei requisiti di pensionamento che fanno parte del processo di equiparazione della platea femminile a quella maschile già progettato dalla riforma Fornero. Sul tema pende poi una class action indetta dalle lavoratrici interessate, con il Tar del Lazio chiamato a pronunciarsi il prossimo il 6 ottobre.


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