Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione della conferenza Euromoney svoltasi oggi a Milano, in merito al nuovo sistema di salvataggio delle banche che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2016, e che introduce l’utilizzo delle risorse della banca e il coinvolgimento di azionisti e correntisti sopra i 100mila euro a discapito dell’intervento statale, non più previsto, dichiara: «Siamo consapevoli che l’introduzione di strumenti di bail-in può avere un impatto sui costi di finanziamento delle banche. Inoltre, nel collocare i loro titoli, le banche devono essere più attente a rispettare le regole di protezione degli investitori, dal momento che i clienti potranno essere chiamati a contribuire ai costi di risoluzione. Ai clienti – aggiunge Visco – devono essere fornite informazioni esaustive sulle caratteristiche dei diversi strumenti, il più rischioso dei quali deve essere espressamente riservato esclusivamente agli investitori istituzionali».

Secondo le parole  del governatore della Banca d’Italia: «Il meccanismo di risoluzione unico e la direttiva sulla risoluzione stanno inaugurando un nuovo quadro per la gestione delle crisi bancarie; un ruolo altrettanto importante, possono giocarlo nella prevenzione delle crisi, attraverso la promozione di disciplina di mercato. Ampliando le fonti non bancarie di finanziamento per le imprese e le famiglie, il Capital Markets Union può ulteriormente far progredire l’integrazione finanziaria europea, promuovendo la crescita economica e la stabilità finanziaria». In merito alla cosiddetta “bad bank”, attualmente in fase di studio tra le istituzioni italiane e la Comunità Europea, si è precisato che il progetto differirà da quello degli altri Paesi perché su base volontaria e con il trasferimento degli asset a prezzi di mercato si eviteranno trasferimenti di perdite dagli istituti allo Stato. Secondo il numero uno di Via Nazionale, una dei principali motivi alla base della stagnazione del credito bancario europeo, è costituito dai crediti deteriorati. Visco ha chiarito che il problema riguarda in primis il nostro Paese in quanto «il volume delle sofferenze è triplicato dall’inizio della crisi globale, al 10% del Pil circa e al 25% della produzione industriale», specificando inoltre come questo scenario rispecchi le difficoltà strutturali di un sistema legale inefficiente e le peculiarità del sistema di tassazione.

Fulcro del piano, il lancio della bad bank, vale a dire di un Asset Management Company per acquistare i crediti non performanti dalle banche italiane. Questo, secondo Visco, «contribuirebbe a dare il calcio d’avvio al mercato degli Npl, aumenterebbe la trasparenza delle attività delle banche e migliorerebbe le condizioni a cui le banche raccolgono il capitale e la provvista». «L’Amc sarebbe differente da veicoli analoghi costituiti in altri Paesi, dove le banche erano in uno stato di crisi ed erano quindi obbligate a parteciparvi. – ha spiegato il governatore – In Italia il progetto mira alle banche solventi, quindi la partecipazione dovrà essere volontaria. In secondo luogo, a differenza di casi precedenti, la sua configurazione dovrà essere tale che gli asset verranno trasferiti a prezzi di mercato. In questo modo – aggiunge – è escluso il trasferimento di perdite dalle banche allo Stato». Queste significative differenze complicano però lo schema, tuttora allo studio. Al centro del confronto in atto con la Commissione Europea, infatti, sta proprio la soluzione dei punti chiave che fanno del progetto italiano di bad bank un unicum rispetto alle soluzioni degli altri Paesi.


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