La riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale deciso da Papa Francesco alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, parte oggi. Si tratta della terza riforma che nel corso di tre secoli è intervenuta su questo argomento. In previsione si introducono alcuni criteri fondamentali:

-una sola sentenza in favore della nullità esecutiva, scomparendo di conseguenza la seconda sentenza in assenza di appello;

-il giudice unico sotto la responsabilità del vescovo;


– lo stesso vescovo è giudice;

processi più brevi e veloci,

-l’appello alla sede Metropolitana, sede vescovile più “importante” della zona;

-compiti delle Conferenze Episcopali maggiormente circoscritti;

-possibilità dell’appello alla Sacra Rota, quindi la Sede Apostolica.

Il Papa, inoltre, ha annunciato anche alcune regole procedurali, dove trova spazio anche l’argomento dei divorziati. Su tutti, assume preminente rilievo l’indicazione che stabilisce come le cause debbano prevedere il “minimo dispendio” per i coniugi, al fine di raggiungere la sostanziale gratuità, così come precisato di recente dallo stesso Bergoglio.

Sono i giuristi vaticani ad aver illustrato la riforma, stendendo le proposte che in larga parte sono contenute nei “motu propri” del Pontefice. “Nelle norme è presente la centralità del vescovo, ma anche dei poveri” sono le parole di Mons. Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana. La riforma prende dunque il via, anche se non si nasconde la consapevolezza “che non sarà facile implementarla”. Cruciale al riguardo sarà l’imminente Sinodo ordinario sulla famiglia, che si aprirà il 4 ottobre.


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