Nel sito www.sicurstrada.it, recentemente hanno pubblicato questo articolo che sicuramente tratta un argomento molto importante, quello connesso ai rischi del traffico e alle percezione vissute in maniera diversa da giovani e anziani: gli over 65 si sentono sempre più insicuri. Chi ha meno di 25 anni, invece, pensa di essere “invulnerabile”.

Sicurezza stradale ed età – VIII Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa

In una società come la nostra, sfibrata dalla crisi economica, da povertà, da disuguaglianze e da fenomeni corruttivi che alimentano sfiducia, soprattutto nella politica, gli italiani hanno imparato a “resistere” e a “cavarsela”. Questo il quadro che emerge dall’indagine contenuta nel “Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa”, realizzato per l’ottavo anno consecutivo da Fondazione Unipolis in collaborazione con Demos&Pi e Osservatorio di Pavia.


E la sicurezza stradale come viene percepita? Nella “graduatoria delle paure” il timore di rimanere vittima in un incidente coinvolge meno di un terzo degli italiani. Per la precisione, il 27,4% degli intervistati. Si tratta di un dato simile a quello dell’anno precedente che aveva fatto registrare il 27,5% ed una conferma di come gli italiani si sentano sempre più sicuri quando guidano o percorrono le strade. Un aspetto positivo che rispecchia l’andamento dell’incidentalità stradale costantemente in diminuzione anche nel 2013 (ultimi dati ufficiali disponibili da parte di Aci–Istat) sia rispetto ai sinistri che al numero delle vittime e dei feriti. Anche per quanto riguarda il “sentirsi molto o abbastanza sicuro in auto” l’ottavo rapporto registra una percentuale alta che si assesta oltre il 70% (con lieve flessione dal 73,7% del 2014 all’attuale 72,5%).

Quindi tutto bene? A voler guardare attentamente l’indagine, emergono aspetti contrastanti da non sottovalutare. Infatti, se si prendono in esame le differenti fasce d’età, risalta con evidenza una polarizzazione sempre più accentuata fra giovani e anziani (peraltro già presente anche nel settimo Rapporto). Nei giovani al di sotto dei 24 anni è l’81,4% a “sentirsi molto o abbastanza sicuro in auto” contro l’80,4% del 2014, ed è solo il 19,5% ad essere “frequentemente preoccupato di essere vittima di un incidente stradale” rispetto al 22,1% dello scorso anno. Cifre che hanno un andamento opposto se si prendono in esame gli over 65enni che scendono al 62,9% rispetto al precedente 67,9% fra quelli che si sentono sicuri in auto, mentre aumentano da 26,2% a 27,8% quelli che temono di restare vittima in un sinistro.

Hanno ragione i giovani a sentirsi sempre più sicuri o hanno ragione gli anziani sempre più spaventati? Effettivamente i numeri danno ragione alle preoccupazioni degli over 65, mentre dovrebbero provocare qualche attenta riflessione nelle nuove generazioni. Nel 2013 è fra i 20–24 anni che si è registrato il maggior numero di vittime con il 67,9% di casi fra i conducenti. Certo, non esistono più le “stragi del sabato sera” che mettevano fine a tante giovani vite, ma la situazione continua a richiedere un’azione decisa di formazione e informazione sui rischi che si corrono quando non si guida secondo le regole previste, diventando così insicuri per sé e per gli altri.

Discorso diverso per quanto riguarda le fasce d’età più anziane. Se si pensa che, anche nel 2013, fra i pedoni circa un terzo ha perso la vita sulle strisce e i feriti sono aumentati del 2,3%, è facile immaginare come la strada, soprattutto nelle città, possa generare paure nei cittadini non più giovani e con capacità di reazione più limitate rispetto alla vista e all’udito. E proprio questo senso di insicurezza trova una ulteriore conferma nei dati che riguardano in particolare gli ultraottantenni. Infatti, sono in crescita i decessi tra i pedoni che hanno fra gli 80 e gli 84 anni (da 92 a 94 vittime) e fra i 90–94enni (da 12 a 21 casi).

Un quadro allarmante se si pensa al progressivo invecchiamento dell’Italia che, secondo le proiezioni, nel 2040 avrà una popolazione di over 65 pari al 30%, e fra questi oltre sei milioni con più di 80 anni. Da qui la necessità di una nuova mobilità urbana, in grado di aumentare la sicurezza stradale per l’utenza vulnerabile e, contemporaneamente, la qualità della vita di tutti i cittadini.


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