Contrordine, i dati del Jobs Act sono meno belli di quanto annunciato nelle scorse settimane. Figuraccia del ministero del Lavoro che ammette di aver diffuso le cifre sbagliate sui contratti di lavoro nel periodo gennaio-luglio 2015.

Il panorama, di fronte a questa ammissione di colpa, cambia notevolmente il bilancio dei primi mesi di sperimentazione dei contratti ridefiniti dalla riforma del lavoro voluta a tutti i costi dal governo Renzi.

Se, inizialmente, era montata qualche perplessità sul reale utilizzo del nuovo strumento del contratto a tutele crescenti, in qualità di incentivo all’assunzione e di protezione del lavoratore, i primi dati parevano aver sgombrato il campo dai dubbi più convinti: aumento del 30,6% di contratti a tempo indeterminato, a fronte di oltre 600mila cessazioni.


E invece, è proprio il dato sulle interruzioni a essere stato riportato sballato nelle tabelle ministeriali, che nei primi sette mesi non sarebbero state 2 milioni e 200mila, ma 4 milioni. In sostanza, con i dati aggiornati il numero dei contratti attivati segna un sldo sempre positivo, ma di “appena” un milione di assunzioni.

Da dove è nato l’impasse? Il ministero ha sottolineato di aver divulgato “una tabella che dava conto delle attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro di tutti i settori di attività, escluso il lavoro domestico e la pubblica amministrazione, nei primi sette mesi del 2015 in confronto allo stesso periodo del 2014. Purtroppo, un errore nei calcoli relativi alle diverse componenti ha prodotto valori non esatti”.

Dunque, anche se nel complesso sono stati aperti oltre 5milioni di contratti, pesa sensibilmente l’aumento delle cessazioni, con un saldo di molto inferiore rispetto a quanto preventivato.

Le opposizioni, naturalmente, sono già sul piede di guerra, chiedono le dimissioni di Poletti e accusano Renzi di “scherzare con i numeri. I posti di lavoro in più sbandierati, oltre 600mila, sono in realtà poco più di 300mila.”, fanno eco da Forza Italia i vari Brunetta e Gasparri.

Al netto delle polemiche di fazione, resta il dubbio di conti dopati, per una funzione che andrebbe demandata dai tecnici del governo – che comunque rimane parte interessata – a un organo più giuridicamente indipendente come l’Istat.

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteDivorzio breve: un successo annunciato. Boom tra over 65
Articolo successivoLe modalità di applicazione della nuova spending review per la sanità

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here