Jobs Act, il governo gongola sui dati diffusi dall’Inps. Questa volta, pare non ci siano davvero dubbi: le riforme al governo hanno dato un impulso positivo al mercato del lavoro, con una sensibile impennata dei rapporti a tempo indeterminato.

Merito del Jobs Act, dunque? Non proprio, o meglio non solo, anche se il governo difende a tutta forza la propria riforma del lavoro. A ben vedere, però, la leggea favorire maggiormente l’incremento di assunzioni è la finanziaria 2015, che ha introdotto il bonus sui contributi ai neo assunti entro il 31 dicembre 2015.

Ovviamente, i risultati positivi nel primo semestre 2015 possono essere imputati anche a un effetto combinato dei due provvedimenti: da una parte, la legge di stabilità 2015 ha introdotto importanti sgravi per i nuovi entranti a tempo indeterminato – esonero dei contributi fino a 36 mesi – e, dall’altra, il Jobs Act, entrato in vigore a marzo, ha alleggerito il peso di queste assunzioni con la nuova disciplina sui licenziamenti, che di fatto sospende il ricorso all’articolo 18 per chi ha ottenuto un contratto negli ultimi mesi.


Insomma, si sono venute a creare le condizioni ideali per convincere le imprese ad assumere, uno sfondo entro cui non avrebbero avuto più scusanti per giustificare i mancati investimenti nel personale. E i dati di questi giorni non hanno fatto altro che confermare un trend in crescita già nei primi mesi dell’anno. Per fortuna, al momento la risposta delle imprese alle riforme sembra essere positiva ed è possibile che i dati finiranno per aumentare anche quanto si analizzeranno i mesi estivi settembre incluso, solitamente periodo di forte attività di recruiting da parte del settore privato.

I dati Inps

Sul totale dei rapporti di lavoro attivati entro il 30 giugno scorso, certifica l’Inps, si è passati dal 33,6% dei contratti a tempo indeterminato attivati nel 2014 al 40,8% dell’anno in corso, per un incremento complessivo di 252.177 lavoratori assunti senza data di scadenza.

Da sottolineare anche il dato sulle cessazioni, che è molto più alto rispetto al medesimo periodo dell’anno passato: 638mila e rotti in luogo dei precedenti 393mila. Interessanti anche i numeri inerenti le trasformazioni, che, dopo la riforma Fornero e le varie leggi sui precari, ci si attendeva fossero il campo su cui il Jobs Act avrebbe inciso più in profondità: l’aumento come da previsioni c’è stato, per apprendisti e assunti a termine, e in generale del 30,6% in più rispetto a dodici mesi fa.

L’accelerazione decisiva è avvenuta tra marzo e aprile, a testimonianza che le aziende stavano attendendo con ansia l’entrata in vigore del Jobs Act per avviare le pratiche di assunzione e trasformazione dei contratti instabili: oltre 280mila i contratti a tempo indeterminato sono stati spiccati in appena sessanta giorni.

Il governo, ovviamente, esulta di fronte a questi numeri, ma ora ha di fronte un compito ancora più arduo e, forse non messo in preventivo: la conferma degli incentivi alle assunzioni anche per il 2016, che potrebbe arrivare a costare un altro pacco di miliardi. Ma, visti i risultati che il governo sbandiera con orgoglio, sarebbe un delitto non farlo, nella speranza, che prima o poi, anche i numeri da record sulla disoccupazione, specie quella giovanile, tornino finalmente a scendere…


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