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Poche ore dopo la Riforma PA – ddl Madia, anche il decreto enti locali (che era in scadenza il 7 agosto) diventa ufficialmente legge dello Stato. Con 295 sì e 129 voti contrari, il provvedimento ha infatti avuto il definito via libera al Senato. Ecco le misure principali del decreto enti locali.

Tagli Sanità per 2.3 miliardi

Recepita l’intesa siglata il 2 luglio scorso dal Governo e dalle Regioni, in sede di Conferenza Stato-Regioni, sulla spesa sanitaria e sulla revisione del patto triennale per la salute 2014-2016, che prevede una riduzione del livello complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, pari a 2.352 milioni di euro annui, a decorrere dal 2015.

Multe per le prescrizioni superflue di esami

Il decreto enti locali introduce le multe per i medici che prescrivono esami superflui e inutili.

Fondo Imu e Tasi: 530 milioni ai comuni


Il decreto enti locali prevede uno stanziamento di 530 milioni di euro per i bilanci dei Comuni come fondo di perequazione per l’Imu e la Tasi. La cifra sarà ripartita per 472,5 milioni di euro in proporzione a quanto elargito a ogni Comune lo scorso anno.

La restante parte sarà legata al gettito dell’Imu agricola la cui prima rata (scaduta lo scorso 16 giugno), prevede un’altra norma, potrà essere pagata entro il 30 ottobre prossimo senza interessi e sanzioni.

Sale invece da 70 a 90 milioni di euro il fondo destinato alle Regioni per sostenere il funzionamento dei servizi per l’impiego.

Esuberi Province e Polizia Provinciale

Province e Città metropolitane che hanno sforato il patto di stabilità nel 2014 potranno comunque prorogare i lavoratori precari impiegati in questi enti. Il personale di Polizia Provinciale viene trasferito alla Polizia municipale.

Regioni, occhio alle multe

Le Regioni che non assorbono le competenze delle Province dovranno pagare i costi per far continuare a funzionare le amministrazioni provinciali per quelle che vengono definite “funzioni non fondamentali”.

Assunzioni maestre asili nido per i comuni

Stop al blocco delle assunzioni per il personale dei servizi educativi e scolastici comunali conseguente alla riforma delle Province. I comuni potranno così indire i concorsi per assumere le professionalità necessarie al funzionamento di nidi e scuole d’infanzia.


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