Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo, a che punto è l’approvazione del matrimonio gay anche in Italia? Da alcuni mesi si parla, un po’ a intermittenza, di un disegno di legge che starebbe per approdare in aula in Parlamento per varare finalmente anche nel nostro Paese la disciplina delle nozze tra cittadini dello stesso sesso.

QUI LA SENTENZA

La questione è notoriamente molto scivolosa, dal momento che già nei mesi passati alcuni sindaci hanno cercato di ribellarsi alle direttive centrali, istituendo alcuni albi per le unioni civili per i territori dei loro Comuni. Caso paradigmatico quello di Bologna, dove l’intervento del prefetto prima e del ministro dell’Interno Alfano, poi, hanno di fatto bloccato un iter già avviato per il riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali.


Ora, con la sentenza americana che ha di atto legalizzato i matrimoni gay in tutti gli Usa, e dopo il clamoroso referendum irlandese che ha spalancato le porte alla parità anche in un Paese molto cattolico come la terra di san Patrizio, tra le grandi democrazie occidentali si attende il passo dell’Italia.

E l’intenzione dei governanti è chiara: varare entro l’anno il ddl Cirinnà – dal nome della relatrice, senatrice del Pd – e rendere legali finalmente anche in Italia le unioni civili.

Una distinzione che i rappresentanti dei partiti di maggioranza – quella tra matrimonio gay e unione civile – tendono a sottolineare a ogni occasione, dal momento, spiegano, che un’approvazione eventuale del ddl 14 non porterà in ogni caso in Italia a un’equiparazione tra le nozze classiche tra uomo e donna a quelle tra due persone dello stesso genere.

Allo stato attuale, il disegno di legge è all’esame della commissione Giustizia di palazzo Madama. Nel testo depositato presso l’organo ausiliario dell’assemblea del Senato, viene specificato come con questa proposta di legge si intenda “evitare ogni forma di discriminazione” per le persone che optino per forme di convivenza non tradizionali.

Viene specificato, allora, che due persone anche del medesimo genere, possano sottoscrivere un’unione civile per organizzare liberamente la propria vita insieme. In questo modo, in ogni ufficio di stato civile di ogni Comune d’Italia verrà istituito apposito registro per la regolamentazione delle unioni, che riconosca i diritti spettanti al nucleo famigliare e in rapporto alla pubblica amministrazione per benefici, agevolazioni, accesso.

Non sarà possibile, per i separati o divorziati, contrarre un’unione civile, tra persone minorenni o tra parenti. Allo stesso modo, sarà possibile interromperle in forma consensuale, in scia al divorzio breve di recente introduzione. In caso di richiesta unilaterale, gli effetti si protrarranno per un anno ancora.

 

VAI AL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE


CONDIVIDI
Articolo precedenteNuova legge appalti in Sicilia: evidentemente trattasi di un’analessi, un racconto di vicende riguardanti il passato ed invece…. sic!
Articolo successivoRiforma pensioni 2015: neanche all’Inps conviene il contributivo

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here