La Grecia è salva, sempre che lo voglia. Dopo oltre 17 ore di camera di consiglio, l’EuroSummit ha raggiunto un accordo sulle condizioni che permetteranno al Paese guidato da Alexis Tsipras di restare nella moneta unica continentale.

Si tratta di un  maxi programma di aiuti del valore di oltre 80 miliardi di euro – circa un terzo del Prodotto interno lordo del paese ellenico – che il Parlamento di Atene è ora chiamato a ratificare per evitare il fallimento.

Insomma, malgrado il NO abbia stravinto al referendum sul piano Juncker di domenica 5 luglio, sembra che l’approdo non sia il distacco definitivo della Grecia dalla moneta unica, ma che si stia faticosamente per imboccare la strada del salvataggio, seppure con grandi sforzi economici per il malato più famoso d’Europa.


Tutti gli osservatori internazionali, infatti, dopo la sonora affermazione del fronte anti Ue alla consultazione pubblica indetta dal premier greco, davano ormai per imminente il default del Paese greco, non più in grado di saldare i creditori, con le banche ormai prosciugate e Bruxelles in procinto di staccare la spina.

Invece, dopo ore convulse e lunghissime di negoziato, pare che si stia tentando un tentativo estremo di mantenere la Grecia nella zona euro, pur con un piano davvero ambizioso di riforme che Atene dovrà confermare entro tre giorni.

Sul fronte politico, ovviamente, dopo le dimissioni del ministro dell’Economia Varoufakis, tutto il peso di questa scelta poggia sulle spalle di Alexis Tsipras, il premier greco e leader di Syriza, il quale ha preferito tornare a negoziare con le istituzioni europee anziché sbattere la porta all’austerità della troika.

Ancora i dettagli del piano che Bruxelles ha sottoposto ad Atene, con l’avallo dei creditori internazionali, non sono del tutto conosciuti, ma ad apparire certa è la volontà di evitare a tutti i costi lo spauracchio di Grexit, così come è stata ribattezzata la possibile uscita della Grecia dall’Euro, anche per scongiurare eventuali ripercussioni su altri Paesi, Italia in primis.

Dal canto suo Atene, se darà l’ok al piano di sostegno, dovrà attuare entro tempi brevissimi alcune importanti riforme, come quella dell’Iva, che dovrebbe aumentare sensibilmente, o ancora la riforma delle pensioni, oltre all’adozione di un Codice di procedura civile e la ratifica della direttiva di salvataggio degli istituti finanziari.

Svanito, invece, il timore di spostare alcuni asset dello Stato greco in Lussemburgo, a garanzia della copertura del debito di Atene. Il fondo, del valore di 50 miliardi, sarà realizzato ma resterà entro i confini del Paese mediterraneo.

Nel pomeriggio, si riunirà il consiglio direttivo della Banca centrale europea per sbloccare il fondo di liquidità d’emergenza per le banche greche, ormai congelato da due settimane a 89 miliardi, mentre gran parte degli sportelli rimangono tuttora chiusi, o vincolati a rilasciare un massimo di 60 euro a prelievo. Le casse, insomma, sono vuote e il tempo è davvero scaduto: per la Grecia, è davvero l’ultima spiaggia.

 


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