Domenica 5 luglio in Grecia si tiene un appuntamento cruciale per i destini non solo del Paese ellenico, ma per l’intera Unione europea. Il rerefendum su cui sono chiamati a votare i cittadini greci, infatti, potrebbe stravolgere non solo l’assetto politico ed economico della loro nazione, ma anche quello dell’intera area della moneta unica.

A prima vista, quello in cui Tsipras e i suoi concittadini starebbero imboccando, sembra infatti un cul de sac. Quale che sarà il responso delle urne, è facile che le conseguenze immediate si riveleranno molto pesanti sia per il governo greco, che per l’unione monetaria continentale.

Nelle ultime ore, nuovi negoziati e tentativi in extremis sono stati realizzati, ma senza che sortissero alcun effetto concreto. Obiettivo della troika era forse quello di scongiurare all’ultimo la consultazione greca, nel timore di vedere assestato un durissimo colpo alle politiche economiche dell’Unione.


Ma per cosa si vota domenica in Grecia?

Sostanzialmente, alle urne il popolo greco dovrà esprimersi sul piano di proposte ufficializzate dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker qualche giorno fa: tagli pesanti alle pensioni, obiettivi di avanzo primario, riforma fiscale, tagli alle spese militari, privatizzazioni e apertura del mercato del lavoro.

Se vinceranno i Sì, allora le conseguenze più probabili saranno due: i creditori internazionali riapriranno i rubinetti per sostenere l’economia di Atene con circa 18 miliardi tra piano di salvezza delle banche elleniche e conclusione del piano di assistenza, da una parte, ma dall’altra il governo di Alexis Tsipras finirà per dimettersi con ogni probabilità, aprendo una crisi politica che nn avrà altro esito se non le elezioni in tempi rapidissimi, con incertezza assoluta sul risultato.

Se, invece, dovesse imporsi il No, anche se sfavorito dai sondaggi, allora il premier greco spera di poter tornare a Bruxelles con più voce in capitolo, anche se potrebbe trovare le porte chiuse. Se il piano Juncker dovesse essere respinto, infatti, è possibile che i finanziamenti ad Atene vengano interrotti, mettendo così il Paese greco nella condizione di insolvenza verso i propri creditori. il passo successivo sarebbe quello del ritorno alla dracma e il molto probabile default: un approdo che, nell’area Euro, potrebbe davvero aprire scenari impensabili.


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