Nuovo capitolo della guerra tra taxisti e l’applicazione Uber. Questa volta, a vincere una battaglia che potrebbe essere decisiva per le sorti della contesa, gli autisti dei taxi, che hanno visto il proprio ricorso accolto da parte del tribunale di Milano, infatti, ha disposto ieri il blocco di Uber Pop su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di una pronuncia che cambia ancora una volta le carte in tavola in questo scenario già molto combattuto, dove, negli ultimi mesi, si sono fronteggiati conducenti di taxi “ufficiali” e le auto iscritte a Uber, l’applicazione che consente a chiunque di svolgere un servizio “navetta”, rintracciabile tramite smartphone e che consente di pagare comodamente tramite carta di credito, semplicemente grazie alla propria posizione indicata via GPS.

Una concorrenza che i tassisti di tutta Italia non hanno esitato a definire sleale sin dalle prime battute, dapprima appellandosi alle istituzioni politiche, chiedendo l’intervento di normative urgenti, fino a muovere ricorsi in sede giudiziaria, proprio come quello che da ieri ha imposto il blocco delle operazioni da parte della società  che eroga il servizio noto come Uber e Uber Pop.


COSA E’ UBER E COSA DICE LA LEGGE

Il problema, si sa, è quello annoso delle licenze, dove i tassisti in regola con gli obblighi di legge lamentano di doversela vedere sul mercato con conducenti che non hanno, a loro avviso, i documenti in regola per erogare il medesimo servizio a prezzi, a quanto pare, assai più competitivi, tanto che le associazioni di rappresentanza dei ricorrenti hanno messo in evidenza il danno economico che, a detta loro, avrebbe generato l’arrivo di Uber sulla scena.

L’ordinanza è stata accolta con animi molto differenti da diverse parti. A fianco dei tassisti, ovviamente le associazioni che hanno sostenuto il ricorso in aula sin dalle prime battute, con anche l’appoggio di partiti politici al pari della Lega Nord – si ricorderà anche l’intervento del governatore della Lombardia Roberto Maroni nei mesi scorsi in opposizione a Uber.

Dall’altro lato, invece, le sigle in rappresentanza dei consumatori lamentano un danno considerevole, dove si pone in luce come un Paese moderno quale vuole essere l’Italia non possa privarsi di sistemi innovativi al pari di Uber e Uber Pop.

Ora, da disposizioni del Tribunale, la società ha quindici giorni di tempo per bloccare il servizio tramite smartphone e tablet, pena 20mila euro di multa al giorno. Ma, dalle prime reazioni a seguito della pronuncia del giudice, Uber non avrebbe alcuna intenzione di interrompere le proprie corse. Un contro ricorso sarebbe già pronto.

IL TESTO DELL’ORDINANZA

 


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1 COOMENTO

  1. A me pare un provvedimento delirante.

    La Commissione Europea ha già nei progetti di creare un regolamento comunitario riguardo UberPop, che dovrebbe arrivare tra non molto. A questa sentenza seguirà poi un ricorso, e fino alla fine della vicenda tutto dovrebbe continuare regolarmente.
    Cosa hanno fatto i tassisti in questi anni per migliorare il loro “servizio pubblico”, se non protestare, fare agguati, e lamentarsi perchè pretendono di non avere concorrenza ed inimicarsi l’utenza?

    Nel frattempo UBER continua ad offrire un’app innovativa, un servizio economico, e

    20€ DI CREDITO OMAGGIO

    per provare come funziona e tariffe t-r-a-s-p-a-r-e-n-t-i, fornendo il preventivo prima di ogni corsa.

    Strano che la gente voglia avere la possibilità di scegliere eh?:)

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