Divorzio breve, siamo all’ultima curva? Ancora poche ore e poi sapremo se davvero la politica vuole portare a termine questa riforma attesa da diversi anni sul fronte delle separazioni.

E’ atteso per domani, salvo cambi di programma, lo sbarco in aula a Montecitorio del disegno di legge sul divorzio breve, che andrà a ritoccare la normativa in materia di separazione.

L’accelerazione decisiva è arrivata lo scorso 9 aprile in commissione Giustizia, dove il testo approvato in Senato ha ricevuto il lasciapassare per l’aula senza subire ulteriori ritocchi.


In sostanza, la modifica più profonda che sarà apportata dalla nuova legge, se approvata, sarà quella di ridurre sensibilmente i tempi di separazione che scendono da tre a un anno, con possibilità, in caso di allontanamento consensuale da parte dei coniugi, di chiudere la questione dal punto di vista legale entro sei mesi.

In casi di comunione dei beni, l’accordo di condivisione decade dal momento in cui viene decretata la fine dell’obbligo di convivenza tra marito e moglie.

Le novità si applicheranno ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge, anche qualora la procedura di separazione risulti ancora pendente.

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Il divorzio all’estero

Germania. La separazione consensuale richiede un anno mentre per quella non consensuale sono richiesti 3 anni.

Francia. La separazione consensuale è immediata; quella giudiziale dura almeno due anni.

Inghilterra. La richiesta può essere avanzata solo dopo il minimo di un anno di matrimonio. Per la separazione consensuale servono 2 anni, mentre per quella non consensuale si va a cinque.

Spagna. Sono sufficienti 3 mesi di matrimonio per decidere di separarsi o di divorziare. In entrambi i casi, è opzionabile la procedura immediata che riduce all’osso i tempi necessari per chiudere la pratica di fine matrimonio.

Nei Paesi scandinavi come Finlandia e Norvegia, vige ancora il principio delle due cause separate per separazione e divorzio, così come in Lituania, Croazia e Romania


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