Nel 2001, alla scuola Diaz di Genova, fu tortura. E’ quanto ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per il trattamento riservato ai manifestanti.

Quattordici anni dopo il G8 di Genova, dunque, si torna a parlare della notte famigerata alla scuola Diaz, in cui le forze dell’ordine si resero protagoniste di uno degli atti più tristemente famosi nella storia repubblicana, facendo irruzione nell’istituto dove erano accampati molti cittadini giunti nella città ligure per protestare contro la globalizzazione imperante e mettendo in pratica azioni di comprovata violenza, oggi certificata anche in sede europea.

Era la data del 21 luglio 2001 e, ora, la Corte di Strasburgo ha certificato come, quella notte, le linea assunta nei confronti dei manifestanti è ascrivibile a nessun altro comportamento se non alla tortura. Una colpa ancora maggiore, ha sottolineatola Corte, perché l’Italia non prevede, nel proprio Codice penale, un’adeguata fattispecie per punire in maniera consona questo reato.


La ratio della sentenza

La pronuncia della Cedu arriva dopo il ricorso presentato il 28 gennaio 2011, da Arnaldo Cestaro, presente alla Diaz, dunque a dieci anni dall’irruzione nella scuola, per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: tortura e trattamento inumano o degradante per via di quanto subito dai manifestanti, con accento sulla legislazione insufficiente applicata in loco.

Dopo aver accertato il comportamento delle forze di polizia, la Corte di giustizia ha sottolineato la lacuna della giurisdizione italiana, che non prevede adeguate possibilità di punizione per chi si macchia del reato di tortura.

La Cedu riprendendo quanto stabilito dalla Cassazione il 2 ottobre 2012, riporta che il blitz nella scuola di Genova venne realizzato con “intento punitivo, di rappresaglia, per provocare l’umiliazione e la sofferenza psichica e morale delle vittime”. 

Va ricordato che i poliziotti vennero condannati per falso aggravato, mentre i reati più allarmanti ricaddero in prescrizione, come oggi la Cedu ha ricordato.

Cestaro, il ricorrente, venne ripetutamente percosso, subendo fratture multiple con danni permanenti alla gamba destra e al braccio destro. Un atteggiamento riservato a numerosi altri manifestanti e del tutto ingiustificato, pur nella tensione che era emersa nelle giornate antecedenti l’entrata alla scuola Diaz.

Ciò nonostante, sottolinea la Corte, i poliziotti che hanno causato le lesioni a Cestaro non sono stati mai identificati, né sono stati oggetto di un’inchiesta, rimanendo di fatto impuniti: questo, sottolinea il tribunale comunitario, anche per la mancanza di collaborazione anche da parte delle forze dell’ordine. Per questo, la polizia italiana riceve il biasimo ufficiale della Corte per non aver supportato le autorità competenti nell’identificazione degli autori materiali, implicabili del reato do tortura.

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