Divorzio breve, si torna a discutere al Senato. E’ arrivato in aula a palazzo Madama il disegno di legge di riforma della separazione in forma semplificata, atteso da lungo tempo e mai così prossimo all’approvazione.

Dopo l’ok della riforma sulla giustizia civile, che ha visto alleggerite le pratiche per chiudere la pratica del divorzio solo in casi particolari e quando la stessa fosse ormai in dirittura d’arrivo, ora può dunque diventare realtà la rivoluzione, quella vera, in ambito matrimoniale.

Con le recenti disposizioni contenute nella legge scaturita dal decreto 132/2014, infatti, erano state varate le procedure facilitate per arrivare alla separazione, con l’accordo necessario stipulato tra le parti dinanzi ai rispettivi rappresentanti legali. In questo modo, si rendeva lo stesso ufficiale di stato civile, ivi compreso il sindaco, in grado di porre fine direttamente alla vertenza di allontanamento dei coniugi.


Perché questo accorciamento dei tempi di definizione dell’addio tra marito e moglie possa avvenire, è necessario dunque che entrambe le parti abbiano espresso la comune volontà di procedere allo scioglimento dell’atto di matrimonio, per porre fine agli effetti civili dell’unione tra i due ormai ex coniugi.

Cosa cambia con il divorzio breve

Nell’ottica del ddl relativo al divorzio breve, invece, dal nome “”Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi” prende le mosse dal provvedimento già approvato, ma con accenti differenti, alla Camera e, ora, figlio di quanto definito lo scorso 20 novembre in commissione Giustizia al Senato.

Finalmente, dunque, dopo diversi mesi il testo del disegno di legge ha trovato uno spazio nel calendario di palazzo Madama, e si appresta a ricevere un via libera che, comunque, non sarà quello definitivo. Dopo le recenti modifiche apportate in commissione, infatti, la riforma del divorzio breve dovrà ottenere il timbro finale della Camera. Sempre che, nel frattempo, i già biblici tempi di approvazione di questo progetto di legge, non finiscano per dilatarsi ulteriormente in seguito a nuovi ritocchi.

Secondo quanto approvato nello scorso mese di novembre, sarà sufficiente presentare un ricorso congiunto, pur se in assenza di legale separazione e in assenza di figli minori e under 26 ma non economicamente autosufficienti.

Ora, non solo la consensualità di marito e moglie può accorciare il rettilineo finale in Comune, dove si certifica il termine di validità del matrimonio. Con le nuove norme, infatti, se dovesse arrivare l’approvazione, anche l’iter giudiziario del divorzio finirebbe per diventare assai più rapido, arrivando a chiudersi in un semestre.

In sostanza, i tempi canonici dovrebbero essere di sei mesi per ottenere la separazione consensuale, e dodici per la richiesta di divorzio, invece degli attuali tre anni tra le due fasi.

Allo stesso modo, nel ddl viene introdotta la norma secondo cui lo scioglimento della comunione dei beni avvenga a seguito della decisione del giudice che autorizza i due coniugi a vivere in due luoghi distinti, cioè dalla data di sottoscrizione del processo verbale.

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