Lista Falciani, spuntano nuovi nomi dei correntisti italiani nell’elenco della banca ma l’elenco completo ancora non c’è. Come annunciato nei giorni scorsi, L’Espresso nel nuovo numero in edicola pubblica i nomi dei titolari italiani dei depositi nella filiale elvetica della Hsbc. E ce n’è per tutti i gusti, anche se, ormai, su internet tutti chiedono a gran voce la diffusione della lista completa.

Come anticipato qualche giorno fa, tra i vip italiani con patrimoni nei caveau dell’istituto di credito svizzero, figurano personaggi come Valentino Rossi, Stefania Sandrelli e lo stilista Valentino.

Ora, la lista si arricchisce di altre personalità molto note nel nostro Paese, tra cui alcuni personaggi molto vicini alla politica, e, tra questi, qualche insospettabile, come Pippo Civati.


Proprio l’esponente del Partito democratico, noto alle cronache per i frequenti distinguo nei confronti dell’opera del governo Renzi, è riconducibile a un deposito, intestato al padre Roberto, che ammonta a 6589 dollari. Spiccioli, se paragonato alle fortune milionarie che si addebitano ad altri ben più facoltosi personaggi. “l conto non ha mai superato i 10mila euro, si è estinto nel 2011 (essendosi azzerato a causa delle spese di tenuta) e non risulta su di esso alcuna movimentazione”, si è affrettato a spiegare nel suo blog il deputato democratico. un altro politico nell’elenco, ma scomparso nel gennaio 2014, è Giorgio Stracquadanio, storico esponente di Forza Italia e Popolo della Libertà. Il suo conto è intestato anche al padre e alla sorella, che nelle ultime ore è stata raggiunta da diversi organi di informazione per spiegare l’origine del deposito incriminato. Va ricordato, infatti, che i conti inseriti nella lista Falciani si riferiscono a capitali risalenti al 2006.

Ma sono altri, e ben più sostanziosi, i conti correnti che i Paperoni italiani hanno portato oltre confine. Ad esempio, tra questi l’ex presidente Telecom Giuseppe Recchi, già presidente di Eni, consigliere di Eni e Unipolsai, nonché membro del consiglio direttivo di Confindustria. Scorrendo ancora i nomi inseriti nell’elenco trafugato dall’exi dipendente franco-italiano dell’istituto di credito, troviamo Eugenio Marco Airoldi, amministratore delegato del gruppo Benetton, come Giulio Malgara storico presidente dell’Upa, associazione che rappresenta centinaia di aziende che investono nelal pubblicità.

Proseguendo, figurano tra i nomi rivelati anche quello del sondaggista Renato Mannheimer, reduce da un ravvedimento nei confronti del fisco dopo una sospetta frode da 10 milioni di euro. C”è, poi, anche il finanziere più vicino a Matteo Renzi, Davide Serra, che ha comunque confermato di essere in regola secondo i principi del fisco in Inghilterra, dove risiede da molti anni.

L’operazione di pubblicazione dei nomi della lista Falciani è stata coordinata in 45 Paesi, sotto il coordinamento del Consorzio internazionale giornalisti investigativi (Icij). In proposito, lo stesso Falciani, diventato un paladino della trasparenza bancaria, assicura: “Il mio obiettivo non è mai stato quello di far conoscere i nomi ma di far capire che esiste un sistema industriale che all’interno delle grandi banche private opera per aggirare le regole. 


CONDIVIDI
Articolo precedenteSe questo è un Parlamento: rissa e insulti alla Camera sulle riforme
Articolo successivoIl divieto di nuove acquisizioni immobiliari non preclude l’impiego di contributi a destinazione vincolata

1 COOMENTO

  1. Ormai le notizie non fanno più scandalo! Qualcuno ha sperato di trovare nella lunga e voluminosa lista qualche lavoratore. E’ rimasto deluso. Ma scusate per oltre 50 anni chi poteva rubare, rapinare, estorcere e truffare? Non certamente i lavoratori, ma soltanto coloro che stavano a contatto diretto con la finanza pubblica e quella privata, incollata al pubblico danaro. Ancora si fanno fantasie in questo Paese. Basta cercare nella Roma bene, per esempio nei cosiddetti Parioli, nelle ville, nei porti e di sera basta controllare gli incontri”per bene” e troverete tutto. Direttori generali, mediatori di società private e pubbliche e chi più ne ha, ne metta. Stiamo perdendo tempo, ovvero vogliono perdere tempo. Controllate le azioni della Telecom, Alcatel e così via e troverete quanti hanno saputo tramutare il frutto delle tangenti in acquisto di azioni che oggi sono il rendimento di” sudate truffe”. La magistratura si è svegliata troppo tardi, quando il paese è finito con la “pacche nell’acqua”. Quando i politici di opposizione denunciavano e gridavano, venivano aperte indagini a loro carico, per destabilizzarli e fermarli. Oggi accade la stessa cosa. La verità è che in questo Paese chi ha rubato lo ha fatto, perché protetto e coperto. Chi aveva l’obbligo di controllare ha fatto da sgabello al potere finanziario. Vi è un solo modo per fermare l’emorragia: Cacciare fuori dall’Italia questa gente, togliendo loro la cittadinanza e mettendoli all’indice pubblico in tutto il mondo.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here