Non solo il rialzo improvviso delle quotazioni, ma anche le recenti evoluzioni dello scenario europeo, sia economico che politico. E’ una situazione in divenire quella che riguarda il mercato dell’oro, da sempre fattore molto rilevante negli equilibri dei sistemi economici e di distributore della ricchezza. Ne discutiamo con Nunzio Ragno, presidente A.N.T.I.C.O. dottore commercialista ed esperto tributario del settore aurifero

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Quali sono le motivazioni dell’improvvisa impennata della quotazione aurea?


Il rialzo delle quotazioni dell’oro ha ricevuto un notevole impulso da una serie di eventi economici, monetari e politici. Già il 18 gennaio scorso, in seguito ai dati registrati sull’economia statunitense (disoccupazione in discesa con salari stagnanti) si è concretizzata la limitata possibilità di manovra da parte della Federal Reserve, almeno fino a giugno, per una concreta stabilizzazione del costo del denaro. Quest’ultimo, resterà, dunque ai minimi tradendo, di fatto, le aspettative degli investitori.

Uno degli ulteriori elementi che ha determinato l’improvvisa impennata della quotazione  è rintracciabile, inoltre, nell’annuncio da parte della  BNS (Banca Centrale Svizzera) dello sganciamento del franco svizzero dall’euro, rompendo così di fatto l’obbligo di cambio entro il tetto degli 1.20.

Altre concause sono, altresì, identificabili nell’ingente aumento della domanda di oro da parte della Russia, al fine di sostenere la propria moneta e la concomitante pronuncia della Corte di giustizia europea sulla legittimità della BCE all’acquisto dei titoli di stato e il ricorso al  “Qe -Quantitative Easing”, ossia la creazione di moneta al di fuori dell’ordinaria amministrazione, scelta che determinerà vantaggi, ma anche una serie di oggettivi rischi causa di estrema agitazione sui mercati.

L’analisi dello scenario attuale si completa aggiungendo a questi elementi puramente economici, anche altri di natura politica che contribuiscono a destabilizzare l’economia, come l’elezione in Grecia del neo presidente Tsipras che, con il suo annuncio di “voler rinegoziare il debito pubblico”, ha determinato una forte incertezza nell’eurozona.

In un contesto, dunque, di sfiducia nel mercato finanziario, il generarsi del timore di un potenziale ritorno alla recessione, spinge gli investitori verso quello che è considerato da sempre il bene rifugio per eccellenza, ossia l’oro, determinando, di conseguenza, un aumento della domanda e il conseguente rialzo di quotazione.

 

Qual è la situazione globale?

La situazione di estrema destabilizzazione dei mercati finanziari, a livello globale sta determinando il “ritorno” alle forme d’investimento che riguardano l’oro sia esso fisico, sottoforma di lingotti, o finanziario, come dimostrato dal riattivarsi del mercato degli Etf che aveva registrato, negli ultimi periodi, cospicui riscatti, mentre la stampa di qualche giorno fa ha riportato acquisti per l’equivalente di 26,2 tonnellate.

Ora gli investitori tornano a quello che considerano un bene, come l’oro, riserva di valore in grado di mantenersi “stabile” nel periodo medio-lungo e considerato, quindi, un’ottima “copertura finanziaria” rispetto alle dinamiche economiche globali, che non offrono, attualmente, grandi garanzie.

La rinnovata fiducia nel metallo giallo si deve, in buona sostanza ad uno scenario “internazionale” che fotografa una preoccupante debolezza dei listini azionari, un basso rendimento delle obbligazioni, la negatività dei tassi e il timore che possa aumentare l’inflazione.

 

Quali i rischi e le opportunità?

I fattori di rischio per i potenziali detentori di metallo giallo sono certamente legati, in primis, alla possibile caduta improvvisa delle quotazioni, come si è già registrato nel recente passato, e contestualmente, al potenziale forte accumulo da parte di alcuni operatori in oro, che nelle fasi di lavorazione industriale, potrebbero vedere svalutato il valore effettivo contenuto nell’oggetto della produzione e nei materiali utilizzati.

Per converso, in tali frangenti infra-congiunturali, si potrebbe cogliere, da parte dei più lungimiranti, o la possibilità di speculare sugli andamenti altalenanti del metallo o quella riconducibile allo sfruttamento delle potenzialità di introito ricavate dalla cessione di oggetti preziosi usati.

 

Esistono delle aperture di mercato che potrebbero profilarsi nel breve periodo?

Le previsioni inducono a credere che le quotazioni per il 2015 siano destinate a restare alte fino alla concreta ripresa dell’economia reale e, quindi, si prevede uno spostamento più significativo, in riferimento al recente passato, delle movimentazioni sia dei gioielli preziosi usati sia di oro industriale e da investimento.

Gli effetti nel settore aurifero si espleteranno con un’ulteriore contrazione della vendita degli oggetti preziosi nuovi con proporzionale linfa per il commercio dell’usato, sia esso destinato a fusione o alla ri-commercializzazione.

I soggetti operatori commerciali che ne beneficeranno saranno proprio i “Compro Oro”, o meglio, gli operatori del commercio dell’usato, che hanno saputo resistere (il trend è in calo del 40% rispetto ai primi mesi del 2014) ad una fase di deprezzamento del metallo giallo a partire da  marzo 2013, grazie a un’evoluzione economico-commerciale della classica attività d’impresa, avendo, di fatto, affiancato al tipico ritiro degli oggetti usati finalizzato alla fusione degli stessi, la rivendita al dettaglio dei monili raccolti. Quindi, l’attività di commercio dell’usato prezioso viene svolta sempre più in maniera crescente dagli stessi gioiellieri.

Si registra, infatti, un nuovo ritorno all’attitudine della “compro –oreficeria usata”, ma in forma più allargata e diversificata; la stessa è incentivata dalle attuali potenzialità di introito ravvisabili dalla vendita degli oggetti di gioielleria, i quali, peraltro, da studi condotti dall’Associazione Nazionale “Tutela Il Comparto dell’Oro”, sarebbero presenti in circolazione nelle percentuali contenute in un range che va dal 60 al 65%.

 

 

 


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