E’ già in vigore la riforma delle banche popolari, che nei giorni scorsi è stata presentata dal Consiglio dei ministri e successivamente pubblicata in gazzetta ufficiale, sabato scorso 24 gennaio 2015. Entro diciotto mesi, le banche popolari dovranno mutare pelle in Società per azioni: ma non è questa l’unica novità.

Con i riflettori tutti concentrati sul Quirinale e il nome che sarà deciso nell’arco della settimana da parte delle forze politiche, forse, si sono risparmiate alcune polemiche su un provvedimento che, comunque, non ha mancato di generare qualche sospetto di favori a qualche esponente della maggioranza, o agli istituti di credito più importanti.

“Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”: questo il nome del provvedimento che, sotto forma del decreto-legge numero 3, è già in corso di effettività.


Le misure della riforma bancaria

Osservate speciali dell’intervento governativo sul sistema creditizio, le banche popolari, soprattutto quelle maggiori, con capitale più ampio e quantità più alta di soci. Secondo il decreto, allora, le dieci più grandi  Banco Popolare, Ubi, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Milano, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare di Sondrio, Banca Etruria, Credito Valtellinese e Popolare di Bari – dovranno modificare la propria governance, abbandonando il sistema capitario di una testa per un singolo voto. Proprio di Banca Etruria è vicepresidente Luigi Boschi, padre di Maria Elena, attuale ministro per le Riforme Costituzionali: “coincidenza” che ha fatto sorgere qualche dubbio alle opposizioni.

Sempre in tema di banche popolari, poi, viene definito come Bankitalia abbia la facoltà di porre dei limiti al diritto di recesso dei soci, anche eventualmente in deroga a precise disposizioni legislative. Questo, secondo gli osservatori, potrebbe significare l’obbligo per i soci di rimanere nel capitale anche in caso di trasformazione societaria, qualora la loro dipartita potesse abbassare il capitale detenuto in maniera eccessiva sui parametri Bce.

Secondo quanto stabilito nel provvedimento, del resto, le banche popolari con attivi oltre gli 8 miliardi di euro che non diventeranno società per azioni, potranno incorrere in sanzioni da parte della Banca d’Italia.

Conti correnti. Naturalmente, i veri timori riguardano le ripercussioni che questa riforma potrà avere sui correntisti delle banche coinvolte in questo passaggio obbligato da popolari a Società per azioni. Riguardo la chiusura di un conto, stabilisce il nuovo decreto, dovranno essere le singole banche a occuparsi dei passaggi per la conclusione del deposito, con la portabilità dei conti che dovrà essere completata entro 12 giorni: in caso di ritardo, per il cliente viene previsto un risarcimento.

Patent box. Viene allargata la possibilità per le imprese di difendere e supportare i propri brevetti, con estensione a tutti i marchi d’impresa della cosiddetta patent box, cioè l’esenzione del 50% ai fini Ires e Irap dei proventi derivanti dalla concessione in licenza di brevetti industriali e altri beni immateriali.

Per l’attivazione delle misure, mancano solo le disposizioni attuative della Banca d’Italia: da quel momento in poi, scatteranno i 18 mesi necessari agli istituti di credito per mettersi al passo con questa criticatissima riforma.

Vai al testo completo della riforma


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