Home Amministrativo Riforma PA: niente Jobs Act per gli statali. Novità sui concorsi

Riforma PA: niente Jobs Act per gli statali. Novità sui concorsi

Passi avanti per il disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione. La “fase due” della legge Madia, dopo il decreto convertito in legge la scorsa estate, è decollata in commissione Affari Costituzionali al Senato, dove è stato esaminato il ddl delega e, insieme, sono stati presentati alcuni emendamenti che stanno già facendo parecchio discutere.

Dopo mesi di attesa, dunque, è tornata fuori dai cassetti la riforma della pubblica amministrazione, tirata in ballo a più riprese nelle recenti vicissitudini parlamentari e amministrative, tra tutte, senza dubbio, la riforma delle Province, con l’esercito di dipendenti prossimo alla mobilità e il Jobs Act, al momento non applicabile per il pubblico impiego.

Ancora, il nodo sull’applicazione delle nuove regole al mercato del lavoro anche per gli statali, non è stato sciolto del tutto, ma la linea prevalente rimane quella di mantenere le nuove regole vigenti solo per il settore privato. Contemporaneamente, si sta iniziando a ragionare sulle possibili modifiche da apportare a una proposta di legge ancora lontana dal suo approdo finale, ma che, quantomeno, ha ripreso la sua marcia. Il voto in aula dovrebbe arrivare i primissimi giorni di febbraio, ma già alcuni fanno notare: il premier ha inserito un emendamento a proprio vantaggio. 

Così cambierà la riforma PA

Procedimenti. Ci saranno vertenze più rapide ed efficaci. In proposito, infatti, è stata introdotta una nuova materia su cui il governo – in virtù della legge delega – sarà autorizzato a legiferare, ossia le nuove norme in materia disciplinare. Insieme, dovrebbero essere snelliti i procedimenti, con valutazioni più semplici in base al database unico nazionale in cui figurerà la storia di ogni singolo dirigente.

Titoli. Dirigenti statali, universitari e di enti locali saranno posti sullo stesso piano, mentre saranno esclusi i dirigenti medici e sanitari.

Segretari. Si va verso la scomparsa della figura dei segretari comunali, le cui professionalità finiranno in una graduatoria a esaurimento, mentre i dirigenti degli enti locali (Comuni sopra 15mila abitanti e Province) continueranno a essere selezionati con contratto a tempo determinato, in previsione delle piante organiche.

Responsabilità. Viene stabilito come i soli manager pubblici siano sottoposti a responsabilità amministrativo-contabile, con i politici che, dunque, rimangono al riparo da eventuali procedimenti: proprio questa norma potrebbe favorire il presidente del Consiglio Renzi, chiamato a rendere conto proprio per danno erariale quando era presidente della Provincia di Firenze.

Concorsi. Così come già avvenuto nei precedenti provvedimenti in materia, i precari della pubblica amministrazione avranno la precedenza nei futuri concorsi (attualmente sono al 50%).

Enti locali. Si riducono le occasioni in cui gli enti locali dovranno emanare le comunicazioni agli enti centrali.

 



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2 COMMENTI

  1. Ma che bravi! E’ già fatta una stima su quanti processi che vedono i politici imputati davanti alla Corte dei Conti verranno cancellati? E le beghe erariali delle centinaia di consigliari regionali che hanno utilizzato i fondi dei gruppi consiliari per comprarsi le muyande, le cene etc? Cancellate anche queste? Neanche i tangentisti degli anni 90 avevano osato tanto.

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