Nel mese di luglio di quest’anno s’insedia presso la Camera dei deputati la Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet. Questa Commissione di studio, promossa dalla Presidente della Camera e composta da persone dalla stessa indicate, diventa nell’immediata rappresentazione che ne viene data soprattutto in rete (a partire dallo stesso sito web della Camera) una Commissione della Camera.

Beninteso, niente a che vedere con le Commissioni previste dal Regolamento (permanenti, speciali, d’inchiesta e via ancora), lo sappiamo. Non è una Commissione, è un gruppo di studio; non è riferibile all’attività istituzionale della Camera dei deputati (non si rintracciano discussioni a riguardo in assemblea, in commissione, in conferenza dei capigruppo o in altre sedi), ma all’iniziativa della Presidenza della Camera, nella persona della sua Presidente.

E tuttavia, lo scorso 20 novembre proprio la Presidente Boldrini in occasione della “riunione dei Presidenti delle Commissioni dei Parlamenti dei paesi membri dell’Unione europea e del Parlamento europeo competenti in materia di occupazione, ricerca e innovazione”, che si è tenuta a Montecitorio dichiara: “[…] Su questo terreno la Camera dei Deputati ha elaborato un documento, una Carta sui diritti e i doveri in internet che sottoponiamo alla vostra attenzione con la speranza che vogliate offrire un contributo utile al confronto che necessariamente su questo tema si deve tenere a livello internazionale.” (fonte: sito web della  Camera dei deputati)


E fin qui, forse si è trattato solo di ambiguità lessicale e pragmatica, per molta parte indotta dalla sintesi (la Commissione di studio promossa dalla Presidente della Camera che diventa la Commissione della Camera). Così che la memoria corre alla arcinota ed efficace battuta del protagonista del film Palombella Rossa di Nanni Moretti: “Ma come parli, le parole sono importanti”.

Ma qualcosa ancora non torna. La Commissione, che però (lo sappiamo) è un gruppo di studio, si compone di deputati e di non-deputati ed è presieduta dalla Presidente Boldrini. I lavori della Commissione sono pubblici e resocontati per iscritto – e qui ancora torna l’ambiguità – esattamente come i lavori parlamentari delle altre Commissioni. L’intestazione dei resoconti stenografici dei lavori è la seguente: “XVII Legislatura/Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet/Resoconto stenografico/Seduta n. 1 di lunedì 28 luglio 2014”. Così per le successive due sedute, del 22 settembre e dell’8 ottobre 2014.

Al termine dei lavori la Commissione pubblica sul sito della Camera un documento, che è il risultato del confronto e dello studio tra le persone che ai lavori di quel gruppo di studio hanno preso parte, intitolandolo però Dichiarazione dei diritti in Internet. Il testo del documento, pure in una versione indicata come non definitiva (bozza), è offerto in discussione tramite consultazione pubblica in forma di articolato, con testi in parte assertivi e in parte descrittivi, a seconda del diritto di cui si tratta.

Il documento riassume, elencandoli, principi (o diritti o doveri) per molta parte già previsti “altrove”; o principi (o diritti o doveri) nuovi, cioè non previsti almeno in via legislativa, dei quali si propone l’affermazione.

Una proposta, dunque. Come altre ve ne sono state.

Proposta che tuttavia, pure interessante in alcuni punti quanto al contenuto (al quale però in queste poche righe non mi dedico, riservandomi di farlo più avanti) [1], non è certamente riconducibile – come invece è stato sostenuto – ad una sede istituzionale, cioè alla Camera dei deputati. Essa è infatti riferibile all’iniziativa della Presidente della Camera, che ha avuto senz’altro il merito di interessarsi della tutela dei diritti al tempo di Internet; pur se in corsa, cioè in concomitanza con il semestre della presidenza italiana dell’Unione europea.

Tanto per fare (una sempre utile) chiarezza.

 


[1]             Non affrontando qui il merito delle proposte, si vedano intanto le riflessioni di M. Bellezza e M. Bassini in www.diritticomparati.it]

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