Cosa sta succedendo sulle pensioni? All’approssimarsi del nuovo anno, chi percepisce l’assegno Inps si trova regolarmente nell’occhio del ciclone. Le ragioni per cui questo accade si assomigliano un po’ tutte e sono riconducibili principalmente  al problema delle rivalutazioni, che affligge i conti pubblici e previdenziali mentre lo Stato e le istituzioni si fanno i conti in tasca.

Dodici mesi fa, infatti, pour tra mille polemiche, il salto del valore sulle prestazioni Inps, che avrebbero dovuto conformarsi al costo della vita, non è avvenuto. Si tratta di uno degli effetti perversi della legge Fornero, che non solo ha alzato i requisiti per il ritiro dal lavoro, ma ha reso molto più complicati gli aggiornamenti delle mensilità.

Lo stesso, sembra in via di definizione per il 2015. A confermarlo, lo stesso istituto di previdenza, che nei giorni, tramite una lettera del direttore generale Mauro Nori, ha specificato che, in base ai dati relativi al Prodotto interno lordo, non avrebbe disposto alcuna rivalutazione delle prestazioni, tutto ciò, beninteso, salvo che qualche ministero non disponga diversamente sull’entità degli assegni 2015.


Perché non ci sarà rivalutazione

L’Inps basa la sua posizione ufficiale sulla media quinquennale dei dati Pil, ossia la media che l’Istat ha stimato dal 2009 al 2014, per le pensioni da erogare nel 2015. A pesare è il drammatico -5,5% avvenuto nell’ormai lontano 2009, il quale potrebbe avere le medesime ripercussioni anche per le erogazioni previdenziali del 2016.

In proposito, è intervenuto il commissario straordinario Inps Tiziano Treu in audizione al Senato, confermando che l’Inps rifiuta categoricamente una svalutazione del montante contributivo per via dei dati negativi sul reddito generato.

Esodati

Intanto, arriva un aggiornamento importante sul fronte esodati, dopo l’approvazione della sesta salvaguardia di recupero delle migliaia e migliaia di lavoratori esclusi dalla pensione dopo la legge Fornero. Secondo gli ultimi dati varati dall’istituto previdenziale, le istanze esaminate in virtù delle risorse messe sul piatto dai vari governi sarebbero in tutto 162.130, con poco meno di 60 pensioni erogate. Dunque, la strada per la salvaguardia completa è ancora lunga – ancora molti soggetti rimangono esclusi dai provvedimenti e altri se ne sono aggiunti di recente – ma la marcia di recupero è in pieno, seppur lento, svolgimento.

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4 COMMENTI

  1. La vita media di un italiano è ormai lanciata verso gli 80 anni. Se facciamo la suddivisione del tempo in quattro parti, ci ritroviamo che i primi 20 anni sono dedicati all’adolescenza e alla gioventù con la scuola che per molti finisce con il liceo. I 40 anni successivi sono riservati al mondo del lavoro. I rimanenti 20 anni, sono per la vecchiaia, la morte! Non è possibile quindi l’obbligo di lavorare oltre i 60 anni. Per chi vuole capire, questi sono i dati di fatto per i sordi che governano, se ne devono fare una ragione!

  2. Ma la legge Fornero, come tutte le altre, se vogliono possono cambiarla. Ma non lo faranno mai, perciò sono colpevoli tutti… Che vadano tutti in un altro paese… a fare danni e a fare i loro interessi e quelli dell’ipotetica, auspicabile, utopica Europa.

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