La legge di stabilità 2015, faticosamente, si avvicina all’appuntamento con le aule delle due Camere. Finalmente, anche il presidente della Repubblica ha firmato il testo della finanziaria e così le ultime incognite restano sul fronte europeo, mentre il provvedimento è già in viaggio per gli uffici di Montecitorio, dove inizierà il suo cammino parlamentare.

Ieri, infatti, la commissione Juncker appena insediata non ha perso tempo per tirare le orecchie all’Italia – assieme ad altri quattro Paesi, tra cui la Francia – per le prospettive al ribasso nel contenimento del deficit.

Una lettera che, sebbene riservata, il ministero dell’Economia ha deciso di divulgare attraverso i propri canali ufficiali scegliendo, i questo caso, la via dell’assoluta trasparenza.

Entro breve, dovrebbe arrivare la risposta ufficiale del governo alle osservazioni di Bruxelles, un passo che, comunque, non dovrebbe cambiare di molto il giudizio della commissione sulla legge di stabilità, che si manterrà sostanzialmente insufficiente rispetto alle aspettative di rigore.

Le ultime novità

Nel frattempo, la legge di stabilità arriva alle Camere con qualche novità di rilievo rispetto a quanto annunciato nei giorni scorsi. Uno dei punti più caldi, il bonus bebè, ha visto ridurre gli stanziamenti per il 2015 di oltre la metà, passando dai preventivati 500 milioni a “soli” 202 per l’anno a venire. Quindi, il plafond crescerà a 607 milioni per il 2016, e un miliardo nel 2017: alla fine, nei prossimi cinque anni, il governo metterà a disposizione circa 3,6 miliardi di euro.

Resta invariata la soglia massima entro cui si potrà richiedere il bonus: 90mila euro di reddito lordi Isee – e dunque famigliare – che andranno certificati nei documenti che i genitori dovranno inviare all’Inps per fare richiesta del bonus.

C’è, poi, un chiarimento importante sul Tfr in busta paga, per coloro che decideranno di usufruire in maniera volontaria di questa possibilità concessa dal governo per un anticipo parziale della liquidazione. E’ stato infatti stabilito come la parte eccedente dello stipendio che arriverà dal Trattamento di fine rapporto non andrà a costituire il reddito calcolato ai fini Irpef, lasciando insomma invariato il parametro di calcolo per il bonus 80 euro in busta paga.

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