Errori dei medici: ora tocca al paziente dimostrare la colpa. Lo ha disposto il Tribunale di Milano, con una sentenza destinata a far discutere. Da questo momento, i medici implicati in rivalse per eventuali cure sbagliate o non necessarie, non dovranno dimostrare la propria correttezza, ma toccherà a chi li accusa provare il contrario.

Insomma, viene a capovolgersi completamente l’impostazione in vigore a norma di legge dal decreto Balduzzi del 2012, che aveva messo in chiaro come “il medico che si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”.

A dare l’occasione di ridefinire la pratica sulla dimostrazione di colpevolezza dei medici, una causa intentata nei confronti del Policlinico del capoluogo lombardo. La struttura e un medico operante presso di essa sono stati chiamati in aula a seguito della avvenuta paralisi di corde vocali di un paziente.

Così, i giudici hanno però puntualizzato che l’eventuale colpa dello staff medico sia da dimostrare da parte del paziente stesso che rivolge le accuse, rispetto a quanto previsto in precedenza, ossia l’obbligo di scagionarsi da parte dei camici bianchi.

In sostanza, viene a rivoluzionarsi la modalità di accertamento della responsabilità civile dei medici, che andranno a ridurre sensibilmente i pericoli di convocazione in giudizio che pendono su tantissimi operatori della sanità.

Si tratta di una sentenza che ha anche un peso economico rilevantissimo, se si considera che l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici nel 2014 ha certificato un esborso dell’11,8% sul totale per la medicina difensiva. In valuta corrente, si tratta di 13 miliardi di euro che potrebbero ridursi, dopo l’esplosione di casi supposti di inadempienza.

Ci si attende, infatti, che la sentenza del Tribunale milanese possa allargarsi all’intero ambito complessivo della sanità e non solo al mero settore degli ospedali, e ciò in base alla stessa legge Balduzzi, la quale attraverso un apposito Dpr attualmente al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, cerca di rendere più semplice la copertura assicurativa per le pratiche più a rischio. Tale assicurazione dovrebbe coprire il medico sia che si trovi in funzione presso una struttura pubblica che in una privata, o, ancora, come libero professionista.

 


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