Nuovo Isee, ancora qualche mese di attesa. Il ministro Poletti ha confermato che il nuovo sistema di riconoscimento e comparazione dei redditi non entrerà a regime prima dell’inizio 2015, benché le strutture del governo abbiano svolto il loro dover di mettere a punto documenti e informazioni per gli uffici tributari.

Si attendeva da diverso tempo un segno del governo in materia di Isee, dopo che la scadenza di fine maggio per l’emanazione del decreto attuativo era saltata senza alcuna motivazione ufficiale .

Evidentemente, la maggioranza non ha intenzione di correre con il nuovo strumento di certificazione del reddito e, anzi, ha concluso di voler chiudere il 2014 con il sistema classico di rilevazione.

Dunque, il nuovo Isee entrerà in vigore oltre un anno dopo la sua ufficiale presentazione. Come si ricorderà, infatti, era stato il governo di Enrico Letta, nel dicembre 2013, a varare l’aggiornamento finalizzato a stanare una volta per tutte i tantissimi “furbetti” che approfittano di dichiarazioni fasulle o incomplete per accedere a benefici o sconti riservati ad altri aventi diritto.

“Eravamo pronti anche prima – ha tenuto a precisare il titolare del dicastero del Lavoro nell’apposita audizione a Montecitorio – ma abbiamo scelto di evitare problemi”. Evidentemente, insomma, una scelta dettata più dalle contingenze di scadenzari, chiusure fiscali e bilanci, che dal reale impasse istituzionale. Questo, almeno, è quanto ha assicurato il ministro.

A influire sulla decisione, infatti, il pressing degli enti locali, che avrebbero preferito l’arrivo del nuovo Isee con il 2015, per semplificare le procedure attualmente in atto: “Abbiamo valutato, su richiesta degli enti locali, non opportuno anticipare –  ha proseguito Poletti – per consentire a tutti di avere l tempo, altrimenti si arriva all’ultimo giorno e tutti diventano matti”.

Insomma, il governo sembra davvero pronto, al punto che Poletti ha assicurato, chiudendo il suo intervento, che già dalle prossime settimane dovrebbe essere pronta la modulistica, per consentire così il tanto desiderato adattamento “morbido” per gli uffici tributari degli enti locali, in queste settimane alle prese con Tasi, Tari, la chiusura dei consuntivi delle amministrazioni e le varie incombenze locali.

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