Riforma della giustizia, parte la fase due. Dopo la pubblicazione – faticosissima – del decreto di riordino del processo civile in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 12 settembre, ora è la volta dell’introduzione nel Codice penale die nuovi reati, E, tra questi, si discute già sull’autoriciclaggio e sul falco in bilancio.

Era stata promessa dal Guardasigilli Andrea Orlando a seguito dei Consigli dei ministri che avevano visto approvare, prima, le linee guida della riforma e, quindi, la sequela di norme – tra cui anche il decreto uscito in Gazzetta – che dovrebbe comprendere la bellezza di sei disegni di legge.

Ora, alcuni quotidiani hanno anticipato i contenuti del provvedimento che riporterà il reato di anticiricolaggio nel Codice penale, come comportamento illegale a cui sono collegate determinate pene.

E la prima impressione è quella che il governo non abbia voluto calcare la mano fino in fondo.

Intanto, cos’è l’autoriciclaggio? Sinteticamente, si tratta dei riutilizzo dei profitti da attività economiche illegali da parte dello stesso esecutore: una norma che andrebbe a coprire un buco nel nostro ordinamento, cioè quello del reato di riciclaggio che colpisce solo chi sfrutta entrate economiche da attività economiche gestite da altri.

Cosa non convince

Ebbene, del testo che starebbe per uscire dal ministero della Giustizia, pare si introduca come colpevole colui che reinveste in attività illecite i proventi di reati con almeno cinque anni di reclusione. Ne consegue che sarebbero esclusi tutti quei reati come truffa, omessa dichiarzione dei redditi, approrpiazione indebita, cher prevedono pene inferiori.

Oltretutto, pare, nel testo prodotto dal ministero sia entrato anche il regime di punibilità circoscritto al reimpiego di risorse economiche ma solo in attività economico finanziarie. Come osservano alcuni analisti, chi utilizzarebbe gli introiti di una rapina per comprare un’auto di lusso, non commetterebbe alcun reato, mente fvinirebbe sotto torchio chi aprirebbe un0attività aperta al pubblico.

Non va meglio per il reato di falso in bilancio, anch’esso annunciato dal governo di prossima reintroduzione nel Codice penale, che, enlal nuova formulazione, eviterebbe di colpire le società non quotate, stabilendo invece la procedibilità d’ufficio. Per le società in Borsa, ionvece, pene da due a sei anni; da ultimo, se il falso in bilnacio non supera il 5% dell’utile, la norma non si applica.

 


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