E’ ufficialmente suonata la campanella in quasi tutte le regioni italiane. Lunedì 15 settembre, in base al calendario del Miur è infatti la data ufficiale di inizio lezioni su pressoché tutto il territorio italiano. E sulle strade, davanti alle sedi scolastiche, sui social network, è andata in scena la protesta dei precari e, in particolare, dei vincitori senza cattedra, a lungo dimenticati dalle politiche centrali di assunzione.

La mattinata, si è aperta con un tweet del ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini che ha affidato ai cinguettii online il proprio in bocca al lupo agli studenti oggi rientrati nelle aule scolastiche, invitandoli a prendere parte alla consultazione pubblica “la buona scuola” che dovrebbe concludersi il prossimo 15 novembre.

TweetGiannini

A poche ore di distanza, però, il premier Matteo Renzi, che ha sempre detto di voler mettere al primo posto l’educazione nel suo programma di governo, ha subito una dura contestazione a Brancaccio, dove ha aperto le lezioni dell’istituto dedicato a padre Pino Puglisi, nel 21esimo anniversario dell’uccisione da parte dei sicari mafiosi.

Ad attendere il premier, una nutrita rappresentanza di insegnanti precari, in lista d’attesa ormai da lungo tempo, molti dei quali vincitori del concorso di Profumo del 2012 e ancora rimasti senza un ruolo stabile nel sistema educativo nazionale.

Proprio nei giorni scorsi, il governo ha dato il via libera a circa 30mila assunzioni nell’ambito della scuola pubblica, tra insegannti, Ata, presidi e docenti di sostegno, affermando di voler dare la precedenza proprio a coloro che abbiano maturato il diritto a fregiarsi di un posto fisso negli organici scolastici. Evidentemente, però, per i diretti interessati, non è abbastanza.

Così, a dare il benvenuto al presidente del Consiglio, cartelli e slogan come “No alla riforma della scuola”, oppure “Ruolo per tutti gli abilitati”, o, ancora, un gigantesco “fuori la casta”.

Quota 96

Non ci sono solo i vincitori senza cattedra a urlare il proprio sdegno nei confronti delle politiche di reclutamento dei docenti e di ricambio in cattedra. Anche i Quota 96, che avrebbero dovuto maturare la pensione dal primo settembre secondo i propositi estivi, salvo poi la clamorosa retromarcia del governo, si trovano da oggi alle prese con un nuovo anno scolastico che, appena un paio di mesi fa, erano certi di non dover affrontare.

Da una parte, i vincitori senza cattedra, lasciato ai margini negli anni più prolifici della loro abilità, dall’altra i Quota 96, spossati da decenni di carriera, logorati nelle motivazioni e nello spirito dal diritto alla pensione negato: le due facce di una scuola malandata che riparte tra mille problemi e poche, pochissime soluzioni.

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