La riforma della giustizia, pur tra qualche affanno, arriva in Consiglio dei ministri. Ci sono voluti diversi incontri, compreso il confronto tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma, alla fine, il provvedimento, o sarebbe meglio dire “i provvedimenti”, sono realtà.

Con il governo costretto a fare dietrofront completo sulla riforma della scuola, prima annunciata in Cdm e poi tornata negli studi dei Miur per qualche ritocco in vista di una futura presentazione, e il decreto sblocca-Italia limato in alcune delle sue parti più importanti, come il bonus fiscale sugli immobili, sembra che l’unica vera riforma in arrivo sia proprio quella che riguarda i tribunali.

Anche il fronte della giustizia, in realtà, è tutt’altro che calmo, con Nuovo centrodestra che ha fatto emergere più di un dissenso sull’impostazione del ministro Orlando, specialmente in fatto di intercettazioni, prescrizione e durata dei processi.

Ora, sembra che un accordo di massima si sia raggiunto, anche se non è detto che l‘intero pacchetto arriverà a vedere la luce. Nei mesi scorsi, il Guardasigilli si è fatto firmatario di un documento che avanzava le linee guida per il rinnovamento del sistema giustizia, con i propositi di ridurre i tempi di attesa per le sentenze, reintrodurre il falso in bilancio, cambiare la respnsbailità civile dei magistrati e ridefinire i limiti delle intercettazioni.

Tutti argomenti che, come noto, stanno molto a cuore a Berlusconi e Forza Italia, che ha già annunciato contrarietà al disegno di riforma, mentre le riserve di Alfano e i suoi, pur essendosi staccati dal Cavaliere, non sono ancora scomparse del tutto.

La riforma in sette parti

Anche per questo panorama molto incerto sull’appoggio reale ai provvedimenti che il governo avrebbe intenzione di prendere sulla giustizia e i tribunali, allora, la riforma sarebbe stata spacchettata in diversi testi, che dovrebbero corrispondere a sei ddl e un decreto per le questioni più urgenti.

Nel decreto legge che con ogni probabilità il Cdm varerà nel pomeriggio, saranno contenute le novità per accorciare i tempi del processo civile e, insieme, ridurre l’arretrato in sede di appello che rallenta i  tempi per le sentenze in maniera molto pesante. Saranno introdotti arbitrati e negoziazioni tramite assistenza di un avvocato, mentre sarà ripescato il divorzio breve.

Dall’altro lato, invece, i disegni di legge andranno a colpire gli ambiti del processo, la responsabilità civile del magistrato – che dovrebbe rimanere valida entro tre anni, con possibilità dello Stato di rivalersi sulla toga inadempiente con decurtazione di metà stipendio.

Venendo, invece, a testi che dovrebbero essere ddl delega – dunque dall’iter ancora più lungo, avendo bisogno dei decreti legislativi per l’attuazione – questi riguarderanno le novità sul fronte della magistratura e le leggi per velocizzare l’applicazione delle convenzioni internazionali.

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