Ormai, più che un’eventualità, sembra ormai un appuntamento giò fissato in agenda: da settembre in avanti, sarà braccio di ferro continuo tra il governo e i sindacati. Anche se al momento sul tavolo i provvedimenti non son ancora arrivati, si prospetta un autunnno caldissimo sul fronte sociale ed economico.

A suscitare le prime fibrillazioni in questi giorni finali di vacanze estive, principalmente due ipotesi che hanno preso piede nel dibattito, e, malgrado le smentite del governo, sembrano prossime all’orizzonte della legislatura.

Da una parte, infatti, abbiamo il contributo di solidarietà da parte dei pensionati, mentre, dall’altra, il blocco degli stipendi degli statali, che si è riaffacciato ieri con tutta la sua potenza esplosiva.

Al centro, le risorse che il governo deve raccogliere in breve tempo – circa 16 miliardi, per la realizzazione del piano di spending review stilato dal commissario Cottarelli e, insieme, rimettere in ordine i conti di fronte a una situazione economica in recessione tecnica, accertata nei giorni scorsi.

Pensioni

Per chi si è ritirato dal lavoro, il rischio è di dover cedere a un nuovo balzello, dopo i sacrifici già chiesti negli anni scorsi per la questione esodati, e il mancato adeguamento al costo della vita. Stavolta, il ministro Poletti ha lanciato l’idea di un livellamento tra le pensioni retributive e quelle contributive secondo le regole attuali, con assegni ridotti della differenza tra le due modalità per chi ancora usufruisce della prima, ben più remunerativa ma ormai abbandonata.

Al momento, però, l’assenza di parametri fissi rende quasi impossibile valutare l’impatto della misura, che potrebbe colpire i pensionati dai 3mila euro in su al mese, arrivando così ad intaccare non solo le pensioni d’oro, ma una fetta consistente del ceto medio.

A complicare il piano, però, la conformazione della spesa previdenziale italiana, concentrata in gran parte in elargizioni di tipo assistenziale, mentre la stragrande maggioranza degli assegni Inps è di tipo retributivo, è cioè legata alle vecchie regole.

Statali

Come ogni autunno, quando il governo inizia a fare i conti della serva in chiusura di bilancio annuale, si pensa a loro, ai dipendenti pubblici. Le manovre in atto sono tutt’altro che innovative: tra le possibilit riforme, infatti, si è accennato alla possibilità di prorogare per ulteriori due anni il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Una misura che non ha mancato di scatenare la rabbia dei sindacati, già pronti a indire giornate di sciopero e protesta nel caso il proposito dovesse concretizzarsi. Nel frattempo, un segnale di distensione arriva dall’ex ministro del Lavoro e presidente della Commissione a Montecitorio in fatto di impiego, Cesare Damiano, il quale ha invitato Renzi a confrontarsi con i sindacati in previsione delle prossime misure che non mancheranno di infuocare il dibattito nei mesi a venire.


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