Decreto competitività, cambia tutto. A ruota del voto favorevole al provvedimento dei giorni scorsi in Senato, che lasciava intravedere un cammino in discesa in vista della conversione in legge, interviene a gamba tesa il governo, con un pacchetto di 14 emendamenti pesanti che andranno a modificare nelle fondamenta il provvedimento.

E’ stato depositato ieri in serata il pacchetto di emendamenti che l’esecutivo ha ritenuto irrinunciabili al testo ora passato all’esame della Camera. In questo modo, il provvedimento prolungherà inevitabilmente il suo iter, che a questo punto potrebbe concludersi negli ultimi giorni prima della pausa estiva in Parlamento. In particolare, il governo ha preferito eliminare dal testo del decreto una ventina di norme, che stavano rendendo il provvedimento un po’ troppo generale e dunque inviso al Quirinale, ostile a questo genere di provvedimenti (si veda, ad esempio, come andò con il salva Roma nei mesi scorsi).

Nel complesso, comunque, si tratta di interventi che la maggioranza aveva messo in conto già in Senato, poi rinviati alla Camera, dove sicuramente le acque in questo scorcio estivo di dibattiti, sono più calme. Ricordiamo, infatti, che a palazzo Madama è in corso l’esame del ddl costituzionale che dovrebbe cancellare proprio lo stesso Senato per come lo conosciamo oggi.

Così, non appena il decreto competitività ha fatto la sua comparsa alla Camera, il governo non ha esitato a presentare le correzioni che reputa indifferibili e che riguardano alcune misure relative sia agli enti pubblici che a quelli privati. Vediamo in dettaglio.

Gli emendamenti

Scia automatica. Scompare la modalità attraverso cui la segnalazione certificata di inizio attività potrebbe autorizzare all’operatore di iniziare l’attività, qualora non dovessero risultare emessi i decreti attuativi entro fine anno.

Manager pubblici. Salata il tetto per le retribuzioni dei manager pubblici nel caso in cui questi operino in aziende quotate o che rilasciano titoli scambiati nei mercati regolamentati.

Poste. Salta lo stanziamento di mezzo miliardo per Poste italiane e con esso il taglio di 410 milioni ai fondi per il pagamento dei debiti nella PA.

Opa. Salta all’ultimo minuto l’abrogazione della norma sulla seconda soglia Opa al 25%, che consentirebbe ai soci di tutelarsi in caso di perdita del controllo della società.

Agricoltura. Via le pene detentive per chi semina Ogm contro i divieti vigenti.


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