Quello dei Compro oro è un vero boom avvenuto negli ultimi anni. Mentre moltissimi esercizi messi in ginocchio dalla crisi e dalla pressione fiscale, si trovavano costrette a chiudere i battenti, da nord a sud in maniera esattamente opposta si sono moltiplicati i negozi che si propongono di acquistare i preziosi di famiglie e cittadini, in cambio di moneta sonante. Eppure, se da una parte queste attività costituiscono un’opzione estrema per aumentare le disponibilità familiari in periodi particolarmente ostici, dall’altra non sono esenti da feroci critiche. Ne discutiamo con Nunzio Ragno, presidente della A.N.T.I.C.O., acronimo che sta per “Associazione Nazionale Tutela il Comparto dell’Oro”.

Quanti sono i compro Oro sul territorio nazionale e quanti iscritti conta la vostra associazione? Può fornirci qualche dato sul mercato degli ultimi anni?

Attualmente il numero degli esercenti è in contrazione: a inizio 2013 erano circa 35mila (gioiellerie incluse) e oggi sono circa 20mila su tutto il territorio, di cui  poco più di un migliaio iscritto all’A.N.T.I.C.O. (solo Compro Oro).


Ora che l’A.N.T.I.C.O. ha ampliato il proprio raggio d’azione e si rivolge a tutti gli operatori del comparto, contiamo su nuove iscrizioni anche da parte di altri operatori (gioiellieri, banco metalli, ecc).

Questo calo è dovuto principalmente all’abbassamento delle quotazioni del metallo puro, quotato al Fixing di Londra, il cui prezzo, da marzo 2013 ad oggi, è calato di circa 14 euro per grammo, dalla troppa concorrenza generatasi e dal fatto che gli oggetti detenuti dai soggetti meno abbienti siano stati già in gran parte dismessi.

Un nostro studio ha evidenziato che, sulla base della gioielleria prodotta dal dopoguerra al 2000 e rivenduta a partire dal 2000 ad oggi, il 60% circa della stessa è ancora in possesso del consumatori finali.

 

Ritiene che l’affermarsi dei Compro Oro sia dovuto principalmente al periodo di crisi, oppure c’è qualcosa di più? Il valore affettivo esiste ancora?

Il fenomeno dei Compro Oro è nato sull’onda dell’intuizione di qualche esercente che ha saputo cogliere un’esigenza concreta dei consumatori e trasformarla in una realtà commerciale attiva e proficua. L’affacciarsi delle prime difficoltà economiche legate alla crisi economica attraversata dal nostro paese ha rappresentato terreno fertile per questa innovativa idea imprenditoriale, in quanto ha rappresentato per molti cittadini, stretti nella morsa dei debiti e delle necessità economiche, la possibilità semplice ed immediata per monetizzare somme denaro in cambio di monili molto spesso inutilizzati o dimenticati in fondo ad un cassetto.

Nonostante queste premesse, l’attitudine all’esercizio di quest’attività è diventato un trend di fondo.

Il valore affettivo è sicuramente ormai abbandonato in un contesto quale quello attuale, più incline al consumismo e alla possibilità di trasformare un oggetto in oro (magari anche superato) in un’occasione nuova; non a caso sono sempre più frequenti articoli di stampa in cui leggiamo di “catenine della nonna” vendute al compro oro per una vacanza.

Resta sempre, comunque, valido il discorso legato alle difficoltà dei cittadini che spesso si disfano di “ricordi” per affrontare spese di primaria importanza, come l’acquisto di libri per i propri figli.

 

Spesso i Compro oro finiscono sotto accusa, in quanto ritenuti la “banca” di ladri e rapinatori … Cosa ne pensa? Da questo punto di vista, come operano le istituzioni in fatto di legalità degli scambi e sicurezza, sia per gli avventori che per i titolari?

Il proliferare di questa tipologia di attività è avvenuto in un quadro normativo carente ed insufficiente per regolamentare questa nuova tipologia di commercio, con la conseguente determinazione di un clima di incertezza in cui la criminalità ha trovato spazio di azione a discapito dei comuni cittadini consumatori e della stessa categoria “Compro Oro”.

Anche se non si può del tutto escludere l’esistenza di fenomeni criminosi che, d’altronde, interessano tutte le attività economiche, resta valida l’esistenza di operatori, circa l’80%, che onestamente e diligentemente gestiscono le proprie attività, cercando di divincolarsi in un settore che ancora molto intriso di dubbi e perplessità.

Quello che l’Associazione intende respingere con forza è la generalizzazione che si attua con questo modo di fare: se è vero che esistono attività criminose (come quasi “fisiologicamente” avviene in ogni settore commerciale) è vero anche che esistono operatori che agiscono con correttezza formale nel pieno rispetto delle leggi e rifacendosi ad un codice deontologico che tuteli il consumatore e lo stesso esercente.

Non va dimenticato, infine, un aspetto importante: alla diffusione dei Compro Oro, in un contesto socio-economico quale quello che viviamo, va riconosciuta una funzione sociale non trascurabile.

In mancanza di queste attività probabilmente i cittadini bisognosi di somme di denaro spendibili avrebbero orientato la propria attenzione verso altre forme di “recupero” delle somme, non certo meno discutibili e forse ancor più pericolose.

Alla luce di quanto appena spiegato, la carenza di una chiarezza normativa abbinata alla confusionaria applicazione degli strumenti deterrenti a disposizione, impediscono anche alle autorità di controllo un’azione puntuale di contrasto ai fenomeni criminosi maggiormente riscontrati in questo ambito.

Infatti, molto spesso, accade che a farne le spese non siano sempre i malfattori.

 

Sul fronte fiscale, che linea sta adottando lo Stato verso questo fenomeno e in generale verso il comparto orafo?

L’aspetto fiscale è quello che ha determinato i maggiori elementi di criticità per questo settore sfociati in una serie di verifiche fiscali, accertamenti ed addebiti pecuniari ai danni degli operatori, a torto e/o a ragione.

Infatti, il nodo focale dell’attività specifica è l’applicazione IVA (Reverse Charge e Margine dei beni usati)  nei vari passaggi di mano in mano della gioielleria usata e/o avariata.

A tal riguardo giace in Parlamento un Disegno di Legge per una maggiore regolamentazione del fenomeno, nel quale sono state chiarite  le casistiche dal punto di vista fiscale, sgombrando  definitivamente il campo da dubbi, fomentati dalla prassi fiscale emanata in questi anni.

Nonostante ciò, l’A.N.T.I.C.O. ritiene che, sia per la regolamentazione del settore orafo in toto, che, anche, per il completamento dell’aspetto fiscale ci sia ancora molto da fare.


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3 COMMENTI

  1. Oltre mille associati…. Nomi e cognomi please ! Li dimostri ! Altrimenti , oltre a dubitare , non sarebbe nemmeno credibile ! Tutti potrebbero dire cifre anke più alte per “sentirsi onnipotenti” ..,
    Ci “tracci” questi associati ….

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