Processo civile telematico, come sta procedendo l’adattamento degli uffici giudiziari alla rivoluzione avviata alla fine del mese di giugno, che ha visto gli uffici avviare le pratiche in forma digitale?

Innanzitutto, è bene ricordare cosa è avvenuto con il via alla riforma del processo civile telematico, attesa da oltre dieci anni. Con l’entrata in vigore delle disposizioni dei procedimenti digitali, si è resa obbligatoria, a partire dallo scorso 30 giugno, la stesura e l’invio solo in formato elettronico degli atti relativi alle nuove cause intentate nella giustizia civile.

Sarà così fino alla fine dell’anno in corso, quando, con decorrenza primo gennaio 2015, andranno aggiornate alla nuova era digitale anche le pratiche relative alle cause pendenti, il vero fardello del sistema giudiziario italiano. Insomma, se, da una parte, si cerca di entrare in confidenza con il nuovo sistema con risultati alterni, dall’altra non viene concesso molto tempo – salvo proroghe – per portare a termine il processo di adattamento. Ancora pochi mesi e poi l’intera giustizia civile passerà in formato elettronico, con l’allargamento degli effetti anche alle vertenze in aula al 30 giugno.

Dal punto di vista pratico, si attende il decreto ministeriale, promesso per i primi 60 giorni dall’entrata in vigore della riforma e, dunque, entro la fine del mese di agosto. Il provvedimento dovrà contenere tutte le istruzioni operative per l’invio delle comunicazioni e delle notifiche delle cancellerie.

Come procede l’aggiornamento

Nel frattempo, le sedi giudiziarie stanno comunque facendo il possibile per conformarsi alla nuova era del processo digitale, con risultati diversi, almeno dai riscontri diretti, che sembrano dividere l’Italia in due tronconi. Al nord, infatti, le prime testimonianze degli addetti ai lavori parlano di qualche impasse tecnico nei primi giorni, che comunque non ha pregiudicato il buon approccio con le novità della giustizia online. Dall’altro lato, invece, si alzano nelle regioni meridionali le proteste su rallentamenti, connessioni spesso non all’altezza del compito e un più generale smarrimento di fronte alla nuova era del processo digitale.

In generale, comunque, i dubbi più grossi riguardano alcuni aspetti non ancora del tutto chiariti, come, in caso di divorzio, l’atto introduttivo, secondo cui prevale l’opinione che la legittimità di tali documenti potrà essere sancita solo dall’autorità giudiziaria. per quanto compete alle cancellerie, infatti, vietato rifiutarsi.

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