Prima di leggere questo scritto siete pregati di leggere il link che segue:

http://www.corrierecomunicazioni.it/pa-digitale/27619_spc-la-gara-consip-al-rush-finale.htm

 

Se avete avuto la pazienza di leggere l’articolo che vi abbiamo proposto e, non essendo tecnici del settore, non avete capito molto, cercheremo di affidarvi qualche considerazione più semplice.

Sembra, da non addetti ai lavori l’uso del condizionale è d’obbligo, che la Consip, società per azioni pubblica e l’Agenzia per l’Italia Digitale, hanno da spendere, per il biennio 2013-2014, 10 miliardi di euro dell’agenda digitale con l’obiettivo di contribuire ad abbattere il digital divide della Pubblica Amministrazione.

Con un bando, partito alla fine di novembre, invitano, per la modica spesa di 2,4 miliardi di euro, vari operatori ICT a formulare offerte per la connettività e la sicurezza dei sistemi informativi della pubblica amministrazione.

La gara riguarda la fornitura di servizi di trasporto dati in protocollo Ip, servizi di sicurezza, servizi di comunicazione.  Diciamo una internet parallela, una rete solo per i servizi della Pubblica Amministrazione.

Vi starete chiedendo quali. Anche noi.

Vi starete chiedendo se in un paese che fa i salti mortali per dare 80€ al mese in più a chi guadagna meno di 25mila euro lordi l’anno, in un paese che da anni fa tagli lineari a scuola, università e ricerca, che ha una sanità allo stremo, che lesina la benzina e le riparazioni alle automobili di carabinieri e polizia,  un paese che ha i trasporti per cielo, per mare e per terra (strada e rotaie) in stato di abbandono, ecc… possa spendere 2,4 miliardi di euro per la rete SPC e destinare 10 miliardi all’Agenda Digitale.

Sono domande che ci stiamo ponendo anche noi ma sappiamo che ci diranno: siete oscurantisti, il futuro è sulla rete.

Pensate, anche Grillo è per la informatizzazione più spinta.

Tutti ci dicono che ci sono migliaia di imprenditori stranieri, incuranti della malavita imperante, della burocrazia opprimente, delle leggi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, dei “rigidi” contratti di lavoro, dell’eccessivo costo dell’energia, ecc…  pronti ad investire in Italia, anche sulle montagne dell’Appennino, se solo avessero un poco di banda larga in più.

È come se una famiglia piena di debiti, con l’appartamento pignorato e che va a mangiare alla mensa della Caritas, corresse a comprare l’ultimo modello di computer al figlio appena bocciato al liceo.

Una considerazione però viene spontanea: sono accettabili ribassi che, anche se solo in anticipazioni di AdnKronos, raggiungono il 90% del prezzo posto a base di gara?

Siamo sicuri che una spiegazione ci dovrà pur essere, altrimenti ci sarebbe da licenziare immediatamente chi ha scritto il capitolato di gara ed ha computato lavori per un prezzo 10 volte superiore a quello necessario per realizzare l’infrastruttura.

Non a caso oggi ci troviamo Tiscali, provider emergente (già a fine anni 90 impose, rispetto a Telecom ed altri providers, bassi costi per telefonia e collegamenti alla rete) che a detta di AdnKronos  fa lo sconto del 90%  e British Telecom Italia (gruppo straniero sceso in Italia) che fa l’80%, sempre di sconto.

D’incanto gli altri provider si trovano costretti ad adeguarsi per non essere tagliati fuori… sarà certamente stato un caso, oppure no???

Ci viene il dubbio che fino ad oggi in Italia, rispetto al resto dell’Europa “normale”, i prezzi per la connettività alla Pubblica Amministrazione siano stati dieci volte superiori.

Già in un’altra occasione e con un altro articolo, ci siamo occupati dello spreco informatico, alleghiamo il link per chi volesse leggerlo:

https://www.leggioggi.it/2014/04/10/software-allitaliana-ovvero-standard-de-facto-e-standard-de-jure/

Pensiamo, come cittadini italiani, di chiedere a CONSIP e AGID, copia del capitolato, del progetto preliminare, l’analisi del territorio effettuata dai progettisti per verificare se Province e Regioni avessero già realizzato interventi similari,  l’analisi dei prezzi e dei costi, che sono state espletate prima della gara e che hanno contribuito a determinare il costo dell’intera infrastruttura in 2,4 miliardi di euro, il nome dei progettisti incaricati e gli eventuali costi di progettazione.

Dunque, sarebbe logico dedurre che, se in tempi di vacche magre si gonfiano i prezzi delle gare di infrastrutture informatiche tanto da avere ribassi del 90%, cosa è successo nelle passate gare?

Ci chiediamo cosa si è “progettato” prima del 2009?

I tecnici informatici parlano come l’azzeccagarbugli di manzoniana memoria: cooperazione applicativa, interoperabilità, trasporto dati in protocollo ip, ecc….

Il cittadino non ha le basi per capire se sta per essere fregato.

Ho chiesto a mia moglie, insegnante di storia e filosofia, di leggere l’articolo del Corriere delle Comunicazioni, al secondo periodo mi ha confessato di non capirci molto.

Il cielo stellato e la legge morale di Kant si arrendono di fronte ai bit ed ai byte.

Anche la stampa, quella che conta, che fa indagini complesse e dettagliate su politici, imprenditori e compositi movimenti di capitali, sembra tentennante di fronte ad argomenti tecnici di difficile comprensione.

Dunque, chi controlla la spesa informatica?  

Il cittadino comune, anche se volesse, certamente non può farlo.

Chi ci dice: OK il prezzo è giusto!

Chi stabilisce se era una spesa necessaria?

Chi controlla che l’obiettivo è stato raggiunto e che i cittadini riceveranno un servizio?

Chi controlla, visto l’enorme intreccio di poteri che in Italia siamo riusciti a creare, che ciò che spende lo Stato oggi non sia già stato speso ieri dalle Regioni, dalle agonizzanti Province o addirittura da qualche Comune?

Abbiamo chiesto al GARR che gestisce la registrazione dei nomi a dominio (esempio www.regione.xxx.it o www.comune.yyy.it ): A titolo puramente statistico, è possibile sapere quanti nomi a dominio risultano registrati per conto della Pubblica Amministrazione e quanti di questi sono ancora attivi?

Ecco la risposta: ……… per i domini di nostra competenza non raccogliamo né pubblichiamo i dati da lei richiesti……. non risulta però che esista, almeno in Italia, un’organizzazione che si occupa di raccogliere e rendere disponibili queste informazioni.

Cosa significa?

Che se volessimo censire i siti registrati in nome e per conto di una Pubblica Amministrazione non possiamo farlo perché non c’è nessun organismo che li archivia. In pratica se una PA registrasse un portale per i paesi del Mediterraneo e dopo qualche anno, con poche decine di visite, spegnesse i server, dopo averlo pagato 4 milioni di euro, nessuno ne troverebbe più traccia.

Forse, se fossimo un paese serio, scopriremmo che una bella fetta di spreco oggi corre sul filo, quello della rete ovviamente.

Chiudiamo con un’ultima domanda: la Guardia di Finanza, la Corte dei Conti, la Polizia Postale su quali crimini informatici indagano?


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7 COMMENTI

  1. ciao, non sapevo che il GARR gestisse la registrazione dei domini di tutta la PA, pensavo solo degli enti di ricerca e delle universita’ che fanno parte del consorzio

    ma che cosa ricavi dal numero di domini registrati? noi per esempio ne registriamo relativamente tanti perche’ ne facciamo uno per progetto (un po’ grosso). A livello di immagine, anche con i partner stranieri e con il pubblico sono un po’ meglio che fare un sito web sotto il nostro dominio (che facciamo invece per progetti piu’ piccoli). Ma il costo e’ basso, le nostre macchine sarebbero online comunque e i siti web li realizziamo noi. Mi sa che i portali da milioni di euro a livello numerico contino ben poco, rispetto ai domini registrati dagli enti della PA in condizioni simili alle nostre, quindi la sola statistica numerica non mi sembra indicativa dei costi che ci stanno dietro

  2. La Consip comprende tutte quelle forniture di beni servizi dove è stata esperita a monte una gara d’appalto di fatto si parla di CONVENZIONI, che sono una cosa a parte rispetto agli acquisti che avvengono tramite MePa
    Forse l’unica cosa che conviene è il noleggio delle fotocopiatrici, ma per quanto riguarda i servizi (manutenzione impianti, pulizie ecc , ) sono tutti inglobati in una convenzione che si chiama FACILITY MANAGER e bisogna pagare una ditta intermediaria che subappalta . Inoltre se si guarda il capitolato circa le frequenze degli interventi sono ridotti all’osso, se paragonati ad un capitolato a corpo messo a punto sulle esigenze specifiche di un ufficio.
    Nessuno inoltre “vigila” anche se previsto sulle prestazioni date nel rispetto del costo versato. Chi legge bene il D.L. 66 2014 art. 8 comma 8 lettera b) capisce che si è dato uno schiaffo al buon senso, inoltre se le ditte non abbassano i costi del 5 % ( in questo punto il Codice Civile in fatto di conclusione dei contratti e letteralmente disatteso ) bisogna ricorrere alle convenzioni CONSIP Facility Management, i costi superflui li ho già esposti

  3. Salve CarloD :):)

    dal suo commento mi sembra di capire che dal 2009 ad oggi la gara è andata in regime di “prorogatio” nei confronti della ditta, che l’aveva legittimamente vinta. Mi risulta (mi corregga se erro) che la proroga contrattuale non sia consentita dalla normativa vigente sia Nazionale che Comunitaria se non in circostanze del tutto eccezionali e comunque per periodi non così lunghi. Deduco quindi che, non si tratti di proroga contrattuale, ma di nuovi affidamenti che mi auguro già contemplati in sede di gara iniziale. Ad ogni modo con quali prezzi è stata fatta la “proroga”? Siamo sicuri che non si sfiori il danno erariale?
    Sarebbe bello se qualcuno spiegasse e fugasse ogni dubbio.
    Ad ogni modo deduco dall’articolo uscite informazioni relative alla gara CONSIP quando questa non era stata ancora aggiudicata, quindi ancora in regime di segretezza o no?

  4. CarloD:)

    E per fortuna che Giuseppe è fuori strada…:):) come tutto ciò che accade nel nostro bel Paese.
    Va tutto bene…è tutto ok:)

    Con simpatia:)

  5. CarloD, se mi fai avere la tua e-mail ti inoltro un link dove potrai leggere che una PA ha fatto gare per la costruzione di 136 siti internet, di cui solo quello ufficiale è censito dall’IPA. Buona parte di questi siti sono stati spenti poco dopo e non sono stati visitati da nessuno o quasi. Sono stati spropositatamente pagati anche con i soldi tuoi, non so se ti fa piacere.
    Non so chi vincerà la gara e se Tiscali manterrà l’offerta, so che i prezzi italiani, non solo quelli legati alla rete ma anche l’energia, i medicinali, la benzina ed altro sono più alti di quelli praticati da altri paesi europei.
    Non so se sono io ad essere fuori strada………
    Comunque, se hai dati più certi e sicuri sono sempre disponibile a fare autocritica.

  6. Giuseppe Vella, sei un tantino fuori strada…
    Intanto devi sapere che esiste da anni l’IPA che censisce i domini della PA. Accessibile e completo, altro che non si sa…
    Gara AGID e Consip: dopo la gara CNIPA del 2004, scaduta nel 2009 e da allora prorogata da DigitPA, oltre a mettere a base d’asta i servizi ai prezzi oggi praticati e vedere cosa offre il mercato, cosa pensi che dovevano fare questi 2? Se Tiscali dimostrerà che la sua offerta è sostenibile allora fornisca i servizi e ci faccia risparmiare (NIN CI DISPACE MICA!!!) altrimenti sarà esclusa e si passa agli altri concorrenti.
    LE GARE SI DEVONO FARE. CHI LE VINCE E CHI LE PERDE, MA NON FARLE È IL VERO PROVLEMA (expo, DigiPA, ecc).

  7. “Se fossimo un paese serio”

    Se fossimo un paese serio…forse ci saremo già ribellati:):)

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