Riforma pensioni e Quota 96, adesso si attende lo scatto del governo. Passata l’euforia post elettorale, ora tutti gli occhi sono puntati sul premier Matteo Renzi e le possibili strade che seguirà per imporre la propria linea con molti meno vincoli di una settimana fa. Il mandato scaturito dalle elezioni europee, anche se non ha ricadute effettive sulla composizione del governo e del Parlamento, conferisce a Renzi quella spinta di cui, fino a pochi giorni fa, era deficitario in termini di consenso.

Il maggior risultato di un partito italiano degli ultimi cinquant’anni – il 40,8% raggiunto dal partito democratico alle europee di domenica – potrebbe consentire, infatti, al premier di azzardare alcune riforme anche senza l’appoggio immediato degli alleati, potendo contare sulla possibilità di condurre il paese a nuove elezioni politiche dove, con molta probabilità, potrebbe risultare unico vincitore, come emerso dai risultati della tornata continentale.

Dunque, ora milioni di cittadini si attendono importanti novità sul fronte del welfare, proprio quell’ambito che i primi accenni di rinnovamento arrivati con il governo, hanno soltanto sfiorato. Tra piano casa, bonus 80 euro in busta paga e sblocco di alcuni provvedimenti come la delega fiscale, infati, nessuna novità ha riguardato i pensionatio o, in maniera ben più grave, coloro che ne avrebbero il diritto, ma sono rimasti al palo dopo l’avvento della legge Fornero.

Si tratta, in prima analisi, ovviamente degli esodati, per i quali è in dirittura d’arrivo l’invio delle richieste per entrare nella quinta tranche, introdotta con l’ultima legge di stabilità approvata sotto il governo di Enrico Letta.

Un altro fronte caldissimo, dove si attendono novità nelle prossime settimane, se non nei prossimi giorni è certamente quello dei Quota 96 della scuola. Nel frattempo, continuano ad addensarsi le nuvi per docenti e personale Ata che avrebbe i requisiti ma non può andare in pensione: a 96 giorni esatti dal primo settembre 2014, viene meno anche l’emendamento proposto da Sinistra, Ecologia e Libertà al decreto 58, bocciato poiché valutato inammissibile essendo lontano dall’oggetto del provvedimento.

Ora, però, dopo le richieste ufficiali dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, del presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia, una mossa del governo potrebbe sbloccare la situazione: come ha confermato il ministro Giannini, il momento giusto sarebbe stato dopo le elezioni, e a seguito dell’exploit elettorale per il presidente del Consiglio, la strada è sgombra come non mai.

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2 COMMENTI

  1. Grazie alla Fornero io mi trovo nelle condizioni che al 31/12/2013.
    O quaranta anni di servizi cinquantotto anni di età raggiungo quota novantotto e dovrò fare ancora.
    2 anni di lavoro per andare in pensione allo 01/11/2016.
    Vorrei dire a queste persone con rispetto parlano agni giorno parla di persone.
    Disoccupate e non parlino di quante persone si trovano nella mia stesse condizione.
    Allora ecco trovati i posi di lavoro grazie.

  2. Sono un 51enne laureato in Economia, sono stato dirigente 5 volte in carriera occupandomi di Marketing, oggi mantengo la mia famiglia grazie ad una Partita IVA ed a tanta volontà. Quanto segue valutalo, e solo se ti trova concorde, proponilo per affrontare quella che io vedo come la principale soluzione per uscire dalla crisi finanziario/economica (perché è prima finanziaria, poi, temporalmente, economica): LIBERALIZZIAMO LE PENSIONI, e senza troppe regole. Gli over 55 non sono molto ricercati dalle Aziende, se in organico al limite sopportati perché pur se esperti costano molto di più e per la maggior parte delle funzioni considerati meno efficienti (pensa ad un muratore al decimo piano di un palazzo, ad un autotrasportatore che percorre centinaia di migliaia di km l’anno, ad un export manager obbligato a continue cene di lavoro e magari a frequenti voli internazionali …), ripeto “liberalizziamo”, con questo termine intendo permettiamo a chi vuole, ed ovviamente a chi può, di andare in pensione, superati i 30 anni di versamenti INPS, con una valorizzazione mensile in funzione della propria contribuzione storica e delle aspettative di vita; nello stesso tempo salvaguardiamo ovviamente l’articolo 18! Lascio ai tecnici i conteggi, sottolineo che la proposta è a costo zero per lo Stato in quanto i calcoli di matematica attuariale permettono di stimare oggi una rendita pensionistica a parità di montante complessivo che vedrebbe però il lavoratore libero di scegliere il momento della sua vita nel quale dedicarsi a se stesso. La disoccupazione giovanile scenderebbe abbondantemente sotto il 10%, si risolverebbe il problema degli esodati perché non esisterebbero più, semplificheremmo un sistema complicato che distingue oggi ingiustamente il trattamento tra i dei due sessi, ma soprattutto si ricostituirebbero nuovi nuclei familiari che rilancerebbero i consumi nel breve come nel medio periodo, assisteremmo nuovamente ad una ripresa delle nascite …, in poche parole avremmo la fondata speranza di non essere un Paese di vecchi, ed aggiungo di poveri, al massimo tra 20/25 anni. Lo scotto relativo da pagare spetterebbe ai padri ed alle madri attuali volontari a beneficio dei figli che stanno terminando gli studi o che li hanno da tempo terminati e sono stanchi di stage, lavoro in nero, occupazioni a termine presso call center e comunque sottopagati, questa si che sarebbe una “staffetta” utile, controllabile e concreta. In fin dei conti la maggior parte di chi ha 50/60 anni ha sino ad oggi avuto una vita migliore di quella dei propri genitori; io sono stato tra questi e sarei pronto ad “accontentarmi” a breve ma a non vedere inevitabilmente morire lentamente il mio Paese! Paolo Mario Aghem

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