Riforme, avanti con il fiatone. Si è concluso ieri il primo round al Senato sul progetto di riforma della Costituzione: il governo è ancora in piedi, ma ha rischiato di andare ko al primo confronto serio sull.

Dopo una seduta fiume, più volte sospesa e nel corso della quale si è diffusa la voce – poi rientrata – delle imminenti dimissioni del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, alla fine la Commissione affari Costituzionali del Senato ha infine adottato come testo base il ddl proposto dal governo. Ora, ci sarà tempo fino al 23 maggio per proporre gli emendamenti, ed è molto probabile che arriveranno nuove e importanti modifiche.

Ma quello che tutti, in queste ore, si stanno chiedendo, è se il patto tra Renzi e Berlusconi reggerà. Ieri, infatti, il testo base è passato, in Commissione, per 17 voti a 10, con le preferenze decisive proprio degli esponenti di Forza Italia, i quali, poco prima, avevano detto sì all’ordine del giorno presentato dall’ex ministro Calderoli.

La proposta del senatore leghista ha ricevuto larghi consensi in commissione poiché andava contro il punto fermo messo dal governo sul Senato non direttamente elettivo. L’idea di Calderoli di restituire la Camera alta con lezione diretta dei suoi membri ha incontrato il plauso dei rappresentanti di MoVimento 5 Stelle, Forza Italia e di Mario Mauro, ai ferri corti con il premier dopo la mancata conferma al ministero della Difesa.

Tutt’altro esito rispetto alle premesse, che avevano individuato la possibilità di dire sì al testo base e di accogliere, parallelamente, un pacchetto di modifiche da approvare a larga maggioranza, con il benestare anche dello stesso esecutivo.

In serata, però, l’impasse in sede di votazione è stato superato con l’arrivo del il concitato 0k al testo base, arrivato grazie al consenso espresso dai berlusconiani: l’accordo, pur tra mille difficoltà, pare stia reggendo, almeno fino alla data delle elezioni europee. Soddisfatto il premier Renzi, che ha twittato “la palude non ci fermerà”.

Vai al testo base approvato in commissione


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1 COOMENTO

  1. QUAND AL MERD SALT IN SCRAN O PUSSA O FA DAGN (Lombardo macheronico)
    Ci sarà da ridere (o da piangere) nello stabilire il numero dei senatori che non faranno in tempo a conoscersi per vedersi cambiati i vicini di scranno. Esilarante la soppressione delle province ordinarie per tenersi quelle autonome che alla fine consentiranno alle rispettive regioni di avere il più alto numero di senatori in carica contemporaneamente. Roba da manicomio…se non li avessero chiusi. Ma allora ha ragione chi dice che Matteo Renzi abbia avuto dei disturbi di narcisismo acuto nella prima adolescenza ?! deughis

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