Quota 96, si torna a sperare. Che si tratti solo di promesse pre elettorali, oppure della reale volontà di venire a capo della questione delle mancate pensioni della scuola, le migliaia di lavoratori costretti a restare al lavoro dopo l’avvento della riforma Fornero vedono l’ennesimo, piccolo lumicino in fondo al tunnel. E a quello intendono aggrapparsi con tutte le proprie forze, malgrado la fiducia nelle istituzioni ormai prosciugata.

Oggi, è in programma un tavolo tecnico tra Ministero dell’Economia, Commissioni Lavoro di entrambe le Camere e i vertici dell’Inps, per esaminare le prospettive di rientro nel trattamento pensionistico dei “dimenticati” del pianeta scuola, docenti e Ata in possesso dei requisiti per il ritiro dal lavoro nel 2012, ma esclusi dalla riforma che consentiva il via libera alle pensioni soltanto dal primo gennaio e non dal primo settembre, come da calendario del Miur.

Così, la speranza di oltre 4mila Quota 96 – così identificati per la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati – è ancora quella di abbandonare il posto di lavoro a partire dal prossimo primo settembre: un orizzonte non ancora del tutto svanito, ma certo da parte della maggioranza serve un deciso cambio di passo.

Ieri, in un’intervista, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha ribadito che quella dei Quota 96 deve rimanere una priorità del governo, anche se, nelle scorse settimane, in sede di discussione del Documento di Economia e Finanza per l’anno in corso, la questione è improvvisamente sprofondata dopo un sussulto del presidente della Commissione Bilancio a Montecitorio Francesco Boccia. Proprio Boccia, ieri, su Twitter, ha sottolineato che sul tema dei mancati pensionamenti nella scuola dovrebbe essere rispolverata la proposta di legge firmata dal deputato Pd Manuela Ghizzoni nei mesi scorsi, il famoso testo unificato più volte invocato come cura definitiva alla ferita dei docenti lasciati senza pensione, ma mai approdato in aula.

Con molta probabilità, questo sentiero, se verrà battuto o meno, lo si scoprirà nelle prossime ore dopo la conclusione del confronto tra governo, Parlamento e previdenza. Appuntamento nel quale verrà certamente affrontato l’altro grande nodo del welfare, derivante sempre dalla legge del 2011: la marea degli esodati, che non smette di montare malgrado gli interventi dei vari governi per ampliare le salvaguardie.

Un grosso punto interrogativo, però, riguarda il benestare delle istituzioni contabili dello Stato: la prima tutela dei Quota 96, infatti, non aveva passato il vaglio della ragioneria dello Stato, così come la manovra salva esodati avanzata dall’ex ministro del Lavoro Damiano. Insomma, lo sforzo richiesto al welfare è di quelli importanti e potrebbe addirittura arrivare a mettere, gli uni contro gli altri, esodati e Quota 96, a contendersi le poche risorse che potranno essere messe in campo. Certo, però, professori, amministrativi e dipendenti della scuola sono stanchi delle vuote promesse arrivate con regolarità nell’ultimo anno, mentre la situazione si trova ancora ferma al punto di partenza.

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11 COMMENTI

  1. Io solo per un mese faccio parte della quota 96,contavo gia’ da allora di poter aiutare i miei figli. Adesso siamo,siamo punto e daccapo, le lacrime di allora della sg.Fornero mi anno emozionato all’epoca ,se avessi saputo che dietro quelle lacrime, c’era questa catastrofe.I miei 40 anni di contributi dovrebbero essere detratti dai compensi di questa signora,perchè così,facendo i signori politici capirebbero quanto la vita per noi sia difficile sotto il profilo economico,non potendo garantire niente ai propri figli.

  2. MI PIACEREBBE VEDERE LORO A FARE CERTE MANSIONI AD UNA CERTA ETà -IO PRESTO ASSISTENZA AGLI ANZIANI EPER SVOLGERLO AL MEGLIO AL MATTINO PER COLAZIONE MI PRENDO INTEGRATORI E ANALGESICI …..E SE ARRIVERò ALLA PENSIONE SARà CON IL FEGATO SPAPPOLATO E SU UNA CARROZINA VERGOGNATEVIIIII

  3. “Se si impoveriscono i padri, i figli non avranno una base di partenza per il futuro, ma solo mutui da finire di pagare”.
    Come può un insegnante con 39 anni di contributi versati, nato nel 1952, con problemi di memoria, di vista, di udito, con dolori reumatici alle articolazioni delle braccia e delle mani continuare a svolgere questo delicato mestiere, in un paese dove i giovani insegnanti invecchiano da precari perdendo la “motivazione” per strada e dove a nessuno interessa della qualità della vita e della qualità del lavoro ?
    Affidereste i “vostri figli o i vostri nipoti” a insegnanti di 66- 67 anni che a mala pena riescono a provvedere a se stessi ?

  4. Ma noi autonomi cosa facciamo????
    Ci dobbiamo buttare dal balcone e…… Perché’ …….per pagare le vostre pensioni???
    Abbiamo dei geni che fanno le leggi…….
    Vedi pensioni baby e Fornero………..ma perché’ non pagano mai dopo
    Tutti i disastri che fanno….???????
    U

  5. Ma perchè la quota 96 deve valere solo per la scuola? E’ legale una cos simile? soliti figli e figliastri italiani e italiastri

  6. è una vergogna ! per noi che abbiamo versato circa 40 anni di contributi siamo considerati come quelli che non hanno versato .è ora di finirla possibile che i nostri politici siano cosi egoisti e non pensano al male che stanno facendo al popolo italiano!!!!!!!

  7. Per favore spiegate a questi Signori (INPS ecc), che noi Quota 96 abbiamo versato, tutti, più di 40 anni di contributi, abbiamo superato abbondantemente i 60 anni e abbiamo maturato legalmente il diritto ad andare in pensione. Gli esodati (con tutto il rispetto per la loro posizione) hanno avuto un vantaggioso compenso, sono più giovani e non hanno versato 40 anni di contributi, quindi mi domando: chi ha più diritto?
    Noi Siamo condannati ai lavori forzati per colpa di ignoranti come loro che si ostinano a non capire, mentre dovrebbero risarcirci per questi anni in più che stiamo lavorando. Inoltre mandando noi in pensione stabilizzerebbero altrettanti precari con minor aggravio per lo Stato.
    Esiste anche qualche ministro che prende provvedimenti personali, come il seguente:
    “Prepensionamenti, la Funzione pubblica apre la strada. Con la circolare 28 aprile n. 4, la titolare di Palazzo Vidoni fornisce alle amministrazioni pubbliche uno strumento operativo per attivare i pensionamenti anticipati come strumento principale della riduzione dei costi del personale e della riorganizzazione, in attesa della «staffetta generazionale» adombrata nei 44 punti nei quali si articola la proposta di riforma complessiva della pubblica amministrazione” Forse la Signora Ministro non è a conoscenza dei nostri problemi e manda in pensione gente senza diritto dimenticandosi di noi, ma la mobilità che fine ha fatto? forse non è gradita ai Parenti ad Amici dei destinatari del provvedimento.

  8. ma non e possibile che si parli della quota 96 solo per la scuola e gli altri chi sono

    POLITICI SIETE UNA BANDA DI TERRIBILI INCAPACI

  9. Le conclusioni di questo articolo a mio avviso ci azzeccano parecchio, cioè che i nostri governanti , tutti, da subito alla contestazione dei quota 96 della scuola, hanno subito posto la questione esodati. La cosa mi pose molti dubbi sulla conclusione di una eventuale soluzione. La cosa che più mi lasci perplesso che esimi docenti si lasciano abbindolare da politici senza scrupoli, poi pare che se ai ministeri non ci sono dei “bocconiani ” non si può andare avanti. Una buona massaia di altri tempi avrebbe saputo tenere i conti dello stato in maniera più sobria al posto di questi pseudo blasonati economisti. Oggi abbiamo Renzi, a mio parere la gente non ha ancora capito bene dove vuole arrivare sto personaggio. Questo signore, Renzi, anche lui come gli atri tenta di indorare la pillola, copiando a Berlusconi nel dare gli zuccherini, modificando qualcosa tipo il senato ecc, in realtà non cambierà nulla. Ci sarà sempre in maggior numero chi non mangerà nulla e chi mangerà troppo.

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