maestra, insegnante, classe

I Quota 96 sono ufficialmente fuori dalle priorità del governo. Lo ha confermato, senza troppi giri di parole, il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, prima di parlare in Senato di fronte alla VII Commissione Cultura, per affrontare i nodi più urgenti del mondo della scuola.

Un’uscita del tutto inattesa, e in apparenza del tutto ingiustificata, dal momento che altri ambiti, estranei al mondo della scuola, si stanno adoperando da mesi per trovare una soluzione all’impasse che ha colto migliaia di lavoratori pronti ad andare in pensione a settembre 2012, avendo i requisiti antecedenti all’entrata in vigore della riforma Fornero, ma dimenticati da quest’ultima nella stesura della normativa.

“Non è un problema amministrativo, ma legislativo” ha infatti affermato l’ex rettore dell’Università di Perugia, segretario di Scelta civica e successore di Maria Chiara Carrozza al Miur. 

Sotto la lente, del resto, sarebbe l’articolo 24 della riforma Fornero del 2011 che impedisce agli operatori della scuola di tenere validi i requisiti non solo al primo gennaio, ma secondo la scansione dei tempi di lavoro nell’istruzione, anche al primo settembre 2012.

Insomma, la responsabilità di questo atto, secondo il responsabile del Ministero della Pubblica Istruzione, cadrebbe in toto sulle spalle delle fazioni politiche e parlamentari, che non hanno trovato un accordo in sede di commissione e in aula per consentire agli oltre 4mila Quota 96 di ritirarsi dal lavoro secondo il diritto non riconosciuto, ma teoricamente compreso nei criteri della legge adottata dal governo tecnico di Mario Monti.

Niente di troppo urgente, dunque, dal momento che in questo modo la questione va necessariamente risolta coi tempi parlamentari, invece di ricorrere a un rimedio urgente, in grado di far rientrare nel welfare queste migliaia di lavoratori che si sono visti negare la pensione dopo averla tecnicamente raggiunta.

Nelle scorse settimane, uno spiraglio era parso aprirsi con il voto sul Def, il quale, almeno nelle parole del presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia, pareva la sede ideale dove far rientrare le risorse necessaria a salvare i Quota 96. Poi, però, non se n’è saputo più nulla e in mezzo al guado rimangono gli oltre 4mila tra professori e personale Ata.

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