E’ arrivato il gran giorno atteso da milioni di fedeli in tutto il mondo. Oggi, in piazza San Pietro, in presenza di papa Francesco, si tiene la canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, due degli uomini più influenti del Secondo dopoguerra e, in generale, dell’intero XX secolo.

A Roma sono attese centinaia di migliaia di persone, forse ancor di più, con molte strutture ricettive già piene dai giorni scorsi. Una vera e propria invasione di pellegrini che potrà ricordare quella per la morte dello stesso Giovanni Paolo, avvenuta nel 2005, quando un fiume di credenti si riversò verso la basilica vaticana per dare l’ultimo saluto al pontefice più amato.

Una strada, quella del papa polacco, battuta inizialmente da Giovanni XXIII, il primo, grande innovatore della chiesa cattolica dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Salito al trono di Pietro nel 1958, Angelo Giuseppe Roncalli vi rimase solo cinque anni, un periodo, comunque, sufficiente a lasciare un segno indelebile nel cuore di un’intera generazione. Divenuto prete nel 1904, di provenienza bergamasca, il futuro papa Giovanni venne nominato prelato domestico nel 1921, prima di svolgere alcune importanti missioni a est, prima in Bulgaria e poi in Turchia, sia nelle vesti di arcivescovo che di delegato apostolico.

Quindi, nel 1944, venne nominato nunzio apostolico a Parigi e l’opera di Roncalli poté salvare migliaia di ebrei dallo sterminio nazista, riuscendo a inviarne molti in Bulgaria e pregando il sovrano di non acconsentire alle richieste di espatrio del Reich.

Rientrato in Italia, a guerra conclusa, nel 1953 diventò patriarca di Venezia, veste nella quale prese parte al Conclave del 1958 che, alla fine, lo elesse al vertice della Chiesa cattolica. Lì, scelse il nome di Giovanni XXIII, che passò alla storia per aver indetto, e aperto, l’11 ottobre 1962, il Concilio Vaticano II, dove sono state tracciate molte delle indicazioni per l’evangelizzazione tuttora vigenti. Morì l’anno successivo, il 3 giugno 1963, dopo aver firmato la famosa enciclica “Pacem in terris”, emblema religioso nell’epoca della Guerra fredda.

Il primo a cogliere l’insegnamento del Concilio Vaticano II, forse, fu proprio Karol Wojtyla, il papa polacco passato alla storia già al momento del suo saluto successivo all’elezione, con il celebre “Si sbaglio mi corigerete”. Nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il giovane Karol fuggì in compagnia del padre prima verso est lontano dall’armata nazista, poi in direzione opposta per scappare dall’avanzata russa. Orfano di padre dal 1941, riuscì miracolosamente a salvarsi sia dalle deportazioni che da un incidente che lo lasciò in stato di incoscienza per due settimane. Frequentando in maniera clandestina il seminario, riuscì, infine, a diventare sacerdote nel 1946. 

Prese parte nel 1961 al Concilio indetto da Giovanni XXIII, prima di salire al rango di cardinale di Cracovia nel 1967, dove assunse un ruolo di primo piano nel contestare il regime filosovietico. Nel 1978 partecipò a due conclavi, il primo che elesse Giovanni Paolo I, e quello immediatamente successivo, che lo chiamò al soglio di Pietro. Il suo pontificato fu il secondo più lungo nella storia della Chiesa. Scampato a un attentato in piazza San Pietro nel 1981, Giovanni Paolo II svolse molti pellegrinaggi evangelici in tutto il mondo, riconobbe gli errori della Chiesa con Galileo, fu artefice di un riavvicinamento con la religione ebraica e istituì le Giornate mondiali della Gioventù, ancora oggi tra gli eventi più partecipati a sfondo cattolico. Gli storici riconoscono come determinante il suo apporto nella dissoluzione del regime comunista, in particolare con l’affermazione del sindacato polacco di Solidarnosc.

Celebri alcuni suoi interventi, in particolare quello pronunciato in Sicilia nel 1993, nei mesi caldi degli attentati che stavano scuotendo la penisola italiana. In quell’occasione, Wojtyla con voce ferma e indice alzato invitò i responsabili a pentirsi e a convertirsi a Cristo. Negli ultimi anni del suo lunghissimo pontificato, non lesinò le apparizioni in pubblico, anche quando le forze ormai lo stavano abbandonando e il suo corpo risultava ormai provato dall’età e dal morbo di Parkinson. Dopo l’ultima apparizione del 30 marzo 2005, sabato 2 aprile alle 21:37 tornò “alla casa del Padre”.


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