La probabile decurtazione del 10% sull’aliquota IRPEF nei confronti dei lavoratori che percepiscono un reddito fino a 1,500 euro netti al mese, proposta dal Premier Renzi, ha preso definitivamente forma, soprattutto dopo l’approvazione della Merkel.

In stampa congiunta con Renzi, la Cancelliera ha dichiarato: “sono rimasta davvero impressionata dal programma”, aggiungendo che l’Italia dovrà rispettare il Fiscal Compact.

Speriamo che rimangano impressionati anche i 10 milioni di italiani che andranno a vedere il cedolino dello stipendio, a partire dall’ 1 Maggio, senza dimenticare poi che in questo “sconto” non sono rientrati nè i pensionati nè i lavoratori autonomi. Certo, il Premier ha dichiarato che l’ Italia non fa le riforme, perché le chiede Berlino o Bruxelles e che l’ Ue non è la causa, ma la soluzione dei problemi. Speriamo che sia vero….

Occupandoci ora principalmente dello sconto dell’Irpef, se l’utilità dell’operazione sta nell’abbattimento della crisi dei consumi interni, dovuta alla mancata disponibilità economica oltre che agli aumenti fiscali, la vera difficoltà sarà il dimostrare le coperture per gli sconti, alla quale, secondo Renzi, si dovrebbe provvedere con lo 0,4% del PIL (ogni 1% vale 1,6 miliardi).

Tuttavia la Merkel, colpita anche dal “coraggio” del Premier, ha dichiarato che il margine del deficit che separa il 2,6% del PIL italiano dal tetto massimo del 3% non dovrà essere utilizzato per la copertura del taglio dei 10 miliardi dell’IRPEF, ma per il debito del bel paese.

Tenuto conto che l’aumento dal 20 al 26 % delle rendite finanziarie (esclusi i titoli di stato) coprirà la riduzione dell’IRAP; considerata la Spending – review del 2014 e i risparmi dovuti al calo dello spread, il gettito dell’IVA dai pagamenti della PA, la prevista riduzione del cuneo fiscale, l’ impiego dei vecchi fondi di edilizia scolastica a favore dell’edilizia scolastica, l’ utilizzo dei fondi del Ministero delle infrastrutture e di quelli dell’Economia per il piano casa, speriamo che si riesca a rimettere in moto l’Italia piuttosto che ad affossarla del tutto.

 


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