Jobs Act, è partito il conto alla rovescia. Il documento di Matteo Renzi sul lavoro è in dirittura d’arrivo: entro mercoledì, infatti, il governo rivelerà il suo piano lavoro per rinnovare la legge Fornero del 2012.

Ancora non è chiaro se si tratterà di un decreto o di un disegno di legge che verrà presentato alle Camere, ma sicuramente, quello che interessa al premier, è mantenere la parola data sul cronoprogramma di governo, annunciato al momento dell’accettazione dell’incarico al Quirinale: il mese di marzo è quello dedicati al lavoro, “una piaga – ha notato il presidente del Consiglio – che affligge moltissimi anche della mia generazione”.

Oltre alla disoccupazione, giovanile e non, che ammorba il tessuto sociale italiano, il Jobs Act, però, non potrà ignorare anche l’altra metà di interessati a stravolgere la cura dell’ex ministro Fornero: i pensionati e, non ultimi, gli esodati.


Anche per questa ragione, sono in corso incontri chiarificatori tra il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e le parti sociali. Nei giorni scorsi, infatti, il successore di Elsa Fornero ed Enrico Giovannini, ha discusso del Jobs Act con Susanna Camusso, segretario nazionale Cgil, e Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, seguiti, poi, da Raffaele Bonanni della Cisl e poi con i rappresentanti del sindacato Ugl.

Insomma, gli incontri per il Jobs Act sono in pieno svolgimento e riguardano una molteplicità di settori, che vanno dalle forme di contrattualizzazione da modificare o da conservare, alle proposte per rivedere le indennità di disoccupazione, fino alla cassa integrazione e alla previdenza.

Proprio in ottica di sussidio per chi ha perso il posto di lavoro, si sta ragionando sul prolungamento dell’ammortizzatore, dagli otto mesi ai due anni. tutto ciò, però, dovrà convivere con i finanziamenti limitati che tali novità potranno assorbire: si pensi, ad esempio, che la sola Aspi – introdotta nel 2013 con la legge Fornero – ha richiesto l’esborso di 13 miliardi di euro di risorse.

In vetta ai pensieri delle parti sociali, come confermato dalla stessa Camusso a margine delle riunioni, è il piano riservato ai giovani, vera e propri emergenza nazionale, con un tasso di disoccupazione pari al 42%. Al centro delle discussioni attuali, invece, sarebbe il comparto welfare, dunque sia Cig che pensioni ed esodati. A questo proposito, un altro ex ministro, Cesare Damiano, ha incalzato il governo Renzi, nei giorni scorsi, per prendere in carico e risolvere, una volta per tutte, del dramma dei non salvaguardati.

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5 COMMENTI

  1. Ho 57anni,40 di contributi,per avere la pensione devo pagare l’importo di 2anni e 6mesi. VI SEMBRA GIUSTO!!!!!!!!!!!

  2. Job act, parola magica! Ma gli inglesismi tanto amati dai nostri odierni politici, oramai si è capito, sono mere furbate per nascondere verità che in italiano hanno nomi impronunciabili. Come Monti ha inventato la “spending review” per non parlare di “manovra finanziaria”, così ora Renzi si inventa il “job act” per non parlare di “articolo 18”. Ma, c’è da scommetterci, ancora una volta la “fissa” di questo governo, come di quello Monti, sarà, al di là di pudici paraventi, l’art. 18, o, per dirla con altre parole, la libertà di licenziamento: e con esso, inevitabilmente -perché le due “fisse” vengono normalmente (e subdolamente) propugnate in maniera inscindibile- quella del contratto unico a tempo indeterminato ma … liberamente risolubile (idea usualmente –ed erroneamente- attribuita ad Ichino, che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, ma propugnata da Biagi per primo). E così il dibattito sul lavoro ancora una volta verrà, come in realtà già ora viene, falsato e deviato dalla suo vera sede, continuandosi ancora ad ignorare che il lavoro non si crea liberalizzando i licenziamenti, ma eliminando le vere ragioni che impediscono lo sviluppo economico: tassazione insostenibile per imprese e lavoratori, bassi salari e precarizzazione selvaggia del lavoro, burocrazia asfissiante e inetta, giustizia inefficiente e lenta, leggi incomprensibili. Quanto a quest’ultimo aspetto, indubbiamente passaggio obbligato è la semplificazione e razionalizzazione del quadro legislativo in materia di lavoro, ma non ci si può illudere di raggiungere questo obbiettivo con una mera operazione di maquillage delle oltre quaranta forme di rapporto di lavoro oggi previste, essendo, al contrario, indispensabile un intervento di rifacimento radicale che parta dalle fondamenta per liberarle dalle inutili e dannose sovrastrutture che nel tempo le hanno nascoste e massacrate. Per esser chiari: la vera, indispensabile, semplificazione che Renzi dovrebbe fare è il ritorno al sistema duale del rapporto di lavoro -autonomo o subordinato- eliminando gli ibridi e gli escamotage (c.d. lavoro parasubordinato), inventati dalla fervida fantasia dei nostri “moderni” (quale modernità!) e conformisti giuslavoristi ma in realtà inesistenti ‘in natura’ (giuridica), anzi contro natura. Non ci sono vie di mezzo, non esiste ‘in natura’ un tertium genus di lavoro che non è ne autonomo né subordinato (la pretesa legittimazione della parasubordinazione non può desumersi da una non pertinente e inconferente norma processuale, art. 409, 3° c., cpc, scaltramente piegata ad una interpretazione che non regge ad un’analisi critica obbiettiva), il lavoro o è l’uno o è l’altro. E si sa che quando si cerca di coartare o, peggio, violentare la natura, questa si ribella. Infatti, tutti i problemi che nascono nell’interpretazione e applicazione delle norme in materia di lavoro c.d. parasubordinato, come tutte le difficoltà per definire le medesime (si veda da ultimo la riforma Fornero, monumento alla chiarezza e alla ragione!) nascono proprio di qui, perché si è finito per creare una selva mostruosa ed inestricabile, in cui è difficile penetrare anche per un avvocato: figuriamoci per un imprenditore, il quale finisce per abbandonare –come dargli torto?- qualsiasi, pur volenteroso e ottimistico, progetto di nuove assunzioni.

  3. Sono anni che tutti i politici promettono di risolvere il problema degli esodati ,che è una vergogna e una ingiustizia sociale alla ennesima potenza.
    Lo” stato” che chiede sempre sacrifici ai più deboli perchè non hanno uno stuolo di avvocati per difendersi e invocare la Corte Costituzionale o i diritti acquisiti come vanno sempre gli aderenti alle varie CASTE DI INTOCCABILI
    E i sindacati cosa fanno? scendono in campo solo quando ci parla di Alitalia con 7 anni di mobilità e lo stipendio intero ai cassaintegrati ,o la fFat o la TElecom etc altra categoria di mangia pane a tradimento

  4. La vergogna degli ESODATI NON SALVAGUARDATI rimarrà sulla coscienza di Monti e della fornero (con la “f” minuscola). Ma anche questi politici ignavi pagheranno alle elezioni la loro inerzia. Bisogna eliminare i paletti che limitano la salvaguardia di coloro che non avevano lavoro – o avevano firmato patti – prima della data del decreto fornero (“f” minuscola)

  5. Cari Sigg.ri se vogliamo far largo ai giovani, occorre lasciar andare in pensione chi ha almeno 35 anni di contributi e 60 di eta’. Proprio come era una volta. E scusatemi se 35 anni di duro lavoro per Voi sono pochi. Con questo sistema, si creerebbero tantissimi posti di lavoro, tenendo presente che i giovani andati all’estero per vivere potrebbero rientrare nel nostro Paese. Naturalmente coloro che potrebbero andare in pensione, devono vivere in modo dignitoso dopo aver lavorato una vita.

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